Hojlund e De Bruyne brillano, ora tocca ad Allegri: tutti i numeri delle difficoltà a Napoli

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Hojlund e De Bruyne brillano, ora tocca ad Allegri: tutti i numeri delle difficoltà a Napoli

Rasmus Højlund e Kevin De Bruyne sono tra i più attesi al rientro dalle Nazionali. Dopo un avvio di campionato a rilento, entrambi hanno mostrato con le rispettive nazionali un rendimento offensivo più convincente. Due situazioni diverse, unite da un elemento in comune: la difficoltà del Napoli nel metterli nelle condizioni migliori per incidere. Una situazione ormai palese, analizzando anche i dati che vanno tutti nella direzione di un Allegri che dovrà cambiare qualcosa per poter sfruttare due tra le armi principali a sua disposizione. 

Højlund segna, ma il Napoli lo cerca poco: tutti i dati

Højlund ha segnato due gol, De Bruyne ne ha realizzato uno, aggiungendo un assist. Per il danese il problema sembra essere soprattutto quantitativo. Nelle prime cinque giornate ha totalizzato circa 439′. Rasmus ha la possibilità di costruire gran parte della propria pericolosità sulla profondità, sull’attacco degli spazi e sulla progressione. Quando viene servito con continuità e può puntare la porta, aumenta il suo peso nella partita. Quando invece riceve pochi palloni giocabili, la sua incisivitá inevitabilmente diminuisce. È successo anche nell’ultima partita prima della sosta, contro la Fiorentina. Højlund ha giocato 57′ senza trovare il gol e senza riuscire a lasciare tracce. Poi è arrivata la Danimarca. Tre gol in quattro partite di Nations League, con 12 conclusioni tra cui 6 in porta. A cospetto dei 9 tiri col Napoli/ 4 in porta. Una media di 3,17 a partita con la Danimarca, 1,85 col Napoli. In porta 1,85 a 0,82. Impatto notevole anche sugli Xg: 2,63 a 0,83. A testimonianza di come due dei tre gol, quelli con Como ed Inter siano state due invenzioni del danese. Una differenza che merita di essere osservata, soprattutto perché riguarda un attaccante il cui rendimento dipende molto dalla qualità e dalla frequenza dei rifornimenti.

De Bruyne, il problema della centralità

Il debutto col Genova lasciava ben sperare. Entrando dalla panchina, De Bruyne aveva impiegato pochissimo per cambiare la partita: un gol e un assist nel momento di massima spinta del Napoli. Poi ha giocato le ultime da titolare per i diversi assenti, col passaggio chiave per il gol-vittoria al Bologna. Il tema, però, a differenza di quanto si dice non sembra essere soltanto la condizione fisica. È soprattutto una questione di centralità: quanto il Napoli riesce a portare De Bruyne dentro la propria fase offensiva e a metterlo nelle zone in cui può fare la differenza. La pausa internazionale ha offerto un’indicazione ancora più evidente. Ha giocato contro Italia, Francia e Turchia. Due gol e un assist. La differenza non sta tanto nei “bonus”, ma nel volume delle conclusioni. Nelle prime sei gare col Napoli, compresa la Champions, ha giocato 355′: 6 tiri, 2 nello specchio della porta con circa 0,7 xg. Con il Belgio, gli sono bastati 200′ per raddoppiare il volume delle conclusioni: 10 tiri, 5 nello specchio della porta.

Ora palla ad Allegri

La sosta ha lasciato ad Allegri un messaggio abbastanza chiaro. Entrambi non hanno perso feeling col gol o la capacità di decidere le partite. Il punto è capire come trasferire la stessa incisivitá dalla maglia della nazionale a quella del Napoli. Sarà necessario chiedersi quando il Napoli stia mettendo i proprio giocatori nelle condizioni di esprimere il loro potenziale. Le prossime partite saranno un test importante, non solo per i giocatori in questione ma anche per Allegri e l’identità offensiva del Napoli. Perché gli azzurri non hanno bisogno solo dei loro gol, ma che diventino centrali nel funzionamento della squadra.

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