Rewind Roma, gennaio 2026 # Giornata della memoria, ministri fascisti e Mercati Generali

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Rewind Roma, gennaio 2026 # Giornata della memoria, ministri fascisti e Mercati Generali
(disegno di peppe cerillo)

Chiuse le porte sante, finito il Giubileo, possiamo tornare serenamente a occuparci di genocidi, femminicidi, guerra, repressione, speculazione, sfratti, arresti, schedature, intimidazioni. Il 7 gennaio, alla riapertura della sede, i sindacalisti Cgil di Primavalle trovano cinque fori di proiettile, uno per vetrina. L’8 il Fatto Quotidiano rivela che la famiglia del Garante della privacy affitta illegalmente stanze in un b&b accanto alla propria casa al Pantheon, pagata con soldi pubblici. Il 9 un gruppo di attivisti e attiviste srotola una bandiera palestinese dalla gru sui Mercati Generali, e uno striscione: “Capitali che uccidono altrove investono qui”. Il Comune prevede di cedere la zona al fondo immobiliare Hines, complice del genocidio e della pulizia etnica in Palestina attraverso il fondo assicurativo Menora Mivtachin, che finanzia insediamenti in Cisgiordania. Intanto la presidente del consiglio celebra su X l’anniversario della strage di Acca Larenzia: è l’anniversario più importante dei neofascisti, e al Tuscolano se ne radunano un migliaio da tutta Europa. Il giorno dopo, in un’assemblea contro lo sgombero davanti Spin Time, erano almeno altrettanti, se non di più.

L’11 ci sono due aggressioni intorno a Termini: il governo ne approfitta per rilanciare l’operazione “strade sicure” inaugurata da Berlusconi vent’anni fa, con ottanta milioni di euro l’anno per schierare militari armati nelle strade e nelle piazze. In piedi per anche 12 ore di fila, con addosso venticinque chili di armi, maschere antigas e altro equipaggiamento, e soprattutto senza alcun obiettivo reale, alcuni di loro negli anni scorsi hanno finito per suicidarsi.

Ad Anguillara si inizia a cercare il corpo di una donna sparita: l’assassino, si saprà qualche giorno dopo, è l’ex marito. È il primo femminicidio dell’anno: nel 2025 era stato a giugno, ora già a inizio gennaio. Il 12 in un cassone di metallo sulla Gianicolense si trova il cadavere di un uomo che viveva per strada. Il 15 scatta una macro-operazione di polizia a Termini, con i poliziotti incappucciati, i cani, gli elicotteri sui binari: centinaia di fermati, sul modello dell’Ice di Trump. Lo stesso giorno il Municipio V decide di non assegnare il Casale Garibaldi all’associazione che lo gestisce da nove anni. Venerdì 16 una ruspa inizia ad abbattere alberi nell’area umida dei Mercati Generali. Al presidio in Campidoglio per l’Iran partecipa anche Amnesty International. Sabato 17 c’è un’altra manifestazione per l’Iran ma guidata dai Radicali, e domenica 18 a San Giovanni le bandiere iraniane sventolano insieme a quelle israeliane, ucraine e venezuelane. Manifestazione xenofoba a Cornelia: un gruppo di residenti chiede la zona rossa per il “degrado” attribuito agli “stranieri”. 

Il 19 muore lo stilista Valentino, nella sua residenza accanto a piazza di Spagna. Il 20 c’è l’autopsia sul corpo della donna uccisa ad Anguillara, finalmente ritrovato sottoterra. L’uomo si è accanito, mutilando la donna con ferocia, poi l’ha seppellita con una ruspa. La madre dell’assassino è una ex poliziotta e assessora alla sicurezza: si dimette. Il 21 i carabinieri irrompono in massa al Quarticciolo, accompagnati dai paracadutisti del Primo Reggimento “Tuscania”, per sequestrare cocaina e crack a diciassette persone, per lo più poverissime; il battaglione trova anche una pistola scacciacani e un coltello a serramanico. Il 22 cinquemila ultras tedeschi dello Stoccarda sfilano in corteo tra Termini e piazza Venezia, poi vanno a ubriacarsi a Trastevere, dove scatta la rissa con cento romanisti incappucciati: due feriti. Nessuno invoca la zona rossa o i parà. Il 23 si presenta una delibera di iniziativa popolare per la rottura dei rapporti tra il comune e Israele: riguarderebbe per esempio l’accordo tra Mekorot e Acea, tra Teva e Farmacap (che però ha già interrotto i rapporti), e l’affidamento dei Mercati Generali a Hines per lo studentato. Nel frattempo il Wwf condanna la distruzione dell’area umida dell’Almone per i lavori dello studentato.

Sabato 24 i due genitori del femminicida di Anguillara vengono trovati impiccati nella loro casa. Nello stesso giorno manifestazione per il Kurdistan. A San Lorenzo un uomo tenta di dare fuoco a un altro, trovato ustionato in mezzo alla strada. Domenica 25 mattina scontri violenti tra ultras di Lazio e Napoli sull’A1, vicino Frosinone. Inizia intanto la raccolta firme per interrompere i rapporti con Israele.

Il 26 alcuni paramilitari dell’Ice di Trump atterrano a Roma per scortare la nazionale Usa alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Al liceo Righi si inaugurano le commemorazioni della Giornata della memoria, ridotte a celebrazioni dell’impunità del sionismo: la scuola fa cancellare una bandiera palestinese (dipinta da studenti e studentesse come progetto di Storia dell’arte); rimuove una mostra di foto su Gaza; e invita a parlare la presidente della comunità ebraica, Noemi di Segni, accompagnata da quindici agenti della Digos. Di Segni spiega che l’antisionismo è antisemitismo e che ha collaborato orgogliosamente con l’esercito di Israele. Il giorno dopo dichiarerà a La Stampa che la relatrice speciale Onu per la Palestina le ricorda Hitler. Intanto, Mattarella convoca l’ambasciatore israeliano perché in Cisgiordania alcuni coloni hanno fatto inginocchiare due carabinieri italiani, minacciandoli con le armi. Il 27, Giorno della memoria, presidio davanti alla sede Pd di piazza Capranica contro il Ddl antisemitismo: la questura scheda tutti i manifestanti, forse in memoria di quei tempi. In Senato, la conferenza stampa di rito è convocata da Maurizio Gasparri, ex missino e presidente del Fuan; il minuto di silenzio lo chiama Ignazio La Russa, che di secondo nome fa Benito. Intanto, una macro-operazione contro “spaccio e degrado” a Valle Aurelia, Cornelia e Boccea vede l’intervento di un elicottero, motociclette e volanti dei carabinieri: l’operazione è definita “bonifica”. Il 28 vengono schierati anche tre blindati dell’esercito, con tanto di torrette per sparare: due a Termini e uno al Colosseo, forse per controllare i maranza di Roma Est dopo l’apertura della fermata della linea C. Neanche dopo l’11 settembre erano arrivati a tanto.

Il 29 all’alba inizia lo sgombero di ZK, occupazione tra Ostia e Roma, ultimo baluardo di un territorio storico della controcultura a Roma. Movimenti preoccupanti anche intorno a L38 a Laurentino e al Csoa Auro e Marco a Spinaceto. Pioggia e vento entrano nelle case autocostruite dell’Idroscalo di Ostia: gli abitanti chiedono aiuto al comune ma i responsabili rispondono che non hanno neanche i sacchetti di sabbia per frenare l’allagamento. I media parlano solo dei danni agli stabilimenti balneari. Sit-in all’ambasciata americana contro la presenza dell’Ice ai giochi di Milano-Cortina. Forza Nuova annuncia una grande adunata di neofascisti di tutta Europa per il 14 marzo, con l’Apf e lo slogan “Europa Risorgi!”. L’anno scorso un incontro simile era stato sospeso perché l’hotel St. Martin si era rifiutato di ospitarlo. Il 30 centoventi genitori del liceo Albertelli di Roma mandano una lettera alla preside, all’Ufficio scolastico del Lazio e al ministero: “Basta censura e interventi autoritari nelle scuole. Questa non è la scuola a cui abbiamo iscritto i nostri figli e le nostre figlie”. Tavolo “partecipativo” intanto sul progetto dei Mercati Generali: un gruppo di abitanti apre uno striscione che dice che prima la convenzione con Hines dev’essere revocata, e poi si partecipa. Il giorno dopo, sabato 31, gli elicotteri, le unità cinofile, le pattuglie e le unità d’élite dei paracadutisti del reggimento Tuscania invadono le case popolari di Nuova Ostia in un ennesimo, inutile e costosissimo blitz contro “lo spaccio”. Le istituzioni continuano a mostrare forza militare per nascondere la loro incapacità urbanistica e amministrativa. Intanto centinaia di persone di tutte le età viaggiano sui pullman, le macchine, i treni, per raggiungere Torino: si manifesta contro lo sgombero di Askatasuna, e contro la militarizzazione della città, delle città, del paese intero. (stefano portelli)

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