Vergara: “Giocare a Napoli da napoletano è la cosa più facile che ci sia! Baratterei mio gol al Chelsea col passaggio del turno”

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Vergara: “Giocare a Napoli da napoletano è la cosa più facile che ci sia! Baratterei mio gol al Chelsea col passaggio del turno”

Vergara: “Giocare a Napoli da napoletano è la cosa più facile che ci sia! Baratterei mio gol al Chelsea col passaggio del turno”

L’azzurro Antonio Vergara ha parlato ai microfoni dei canali ufficiali della SSCNapoli, nel corso del primo episodio del nuovo format ‘Small Talk’.

È stata una settimana particolare per te. Devi raccontarci i tuoi gol (Vergara rivede le immagini su un tablet, ndr.). “Niente, ho visto Mattias andare in pressione forte, aggressivo, ho recuperato palla e la palla viene verso di me. Mi giro con la testa e non vedo nessuna impressione forte, quindi oriento il controllo verso in avanti. Vedo l’arrivo del difensore venire in scivolata, quindi me la allungo un po’, me la sposto e metto tra la palla e il difensore col corpo e poi di suo la mia scena naturale, quel movimento. È incaduta a prendere tempo dal portiere. È stato questo, più o meno, il gol (rete dell’1-1 contro il Chelsea, ndr.) . Ti racconto questa perché appena ho tirato, si vede che io mi giro, però la palla non mi ero accorto che fosse entrata. Dopo ho sentito tutto lo stadio esultare e sono andato ad esultare. Questa è la mia faccia incredula, perché non credevo nemmeno io l’avessi fatto, colpa dell’emozione. Sono andato a esultare con la curva che c’era lì. È stato emozionante proprio per l’importanza del gol che ha dato una speranza in quel momento a tutti”.

Pochi giorni dopo, se scorri trovi il video del gol con la Fiorentina, un altro grande gol. Ci racconti questo? “In questa partita spesso sono andato sotto, ci giravo intorno e appena ho visto la palla lunga che mi passava la testa, ho capito che c’era Rasmus. Ho visto Brescianini che voleva andare in anticipo, quindi mi sono girato intorno. Poi ho visto Rasmus che l’ha fatta scorrere. Ho detto: ‘No, la vado a prendere subito’. Infatti ho accelerato il passo e me la sono allungata il giusto che il portiere non potesse uscire e il difensore non mi prendesse. E poi lì l’ho piazzata, perché Elvis (Abbruscato, ndr.) continua a dire sempre: ‘Piazzala, non tirare forte, piazzala’. E l’ho piazzata. La differenza è che il primo gol è stato inutile. Ci può aver dato speranze in quel momento, ma alla fine è risultato inutile. Non conta segnare, non conta fare assist. Per me l’importante è vincere. Sono molto più contento di esultare dopo tutti quanti nello spogliato, che esultare per il mio gol se poi non può essere servito a nulla. Penso che se potessi cambiare il mio gol con la qualificazione in Champions lo farei, proprio perché ho sempre sognato di giocare in una competizione del genere.

Ma io penso che la frase essere napoletano e giocare a Napoli è la cosa più difficile che ci sia, non penso sia vera. Perché giocare a Napoli è la cosa più difficile. Giocare a Napoli con la tua maglia D1OS è la cosa più facile che ci sia. Cioè tu quando metti la maglia non metti una maglia di una squadra. È come se rappresentassi ogni piccolo bambino che tu vedi fuori lo stadio, ogni piccolo bambino che si va ad allenare al campo e dice il mio sogno è giocare nel Napoli. Quindi non penso sia una cosa difficile, non penso sia la cosa più facile del mondo. Certo, sicuramente giocare al Maradona con la gente che ti supporta ti rende tutto molto più facile. E il fare tutto questo non comporta che non arriveranno delle critiche. Perché arriverà il momento no, arriverà la partita sbagliata, arriverà le critiche, però non conta perché per me anche quando tu vai a giocare e fai la giocata bella non contano le parole. Conta vedere l’espressione della gente, l’emozione della gente. Quando stai sul pullman e passi vicino allo stadio e vedi tanti ragazzi, vedere proprio con gli occhi dei desideri, vedere come se avessero visto, non lo so, il sogno di una vita, passargli avanti, quello ripaga molto di più delle parole”.

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