Milano concentra 33 data center su 49 lombardi: lo studio del Politecnico rivela rischi ambientali finora taciuti

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Milano concentra 33 data center su 49 lombardi: lo studio del Politecnico rivela rischi ambientali finora taciuti

Milano ospita il 67% dei data center lombardi: rischi ambientali, consumo energetico e sfide per una transizione digitale sostenibile.

Milano ospita la maggioranza dei data center lombardi, catalizzando innovazione ma anche dubbi su impatti ambientali, consumo di suolo, sostenibilità, governance e squilibri digitali: il quadro secondo lo studio del Politecnico.

Negli ultimi anni, il panorama lombardo ha assistito a una crescita vertiginosa delle infrastrutture digitali, diventando riferimento nazionale per la concentrazione di data center. Il fenomeno, gi evidenziato dalle principali analisi di settore, rappresenta una svolta senza precedenti per lintero territorio milanese. La domanda di servizi cloud, intelligenza artificiale e la spinta al digitale hanno catalizzato investimenti ingenti, ma hanno anche portato allemergere di nuove problematiche ambientali e sociali finora insufficientemente affrontate nel dibattito pubblico.

La concentrazione di queste infrastrutture, distribuite principalmente nella Citt Metropolitana di Milano, solleva interrogativi che superano la dimensione tecnologica, coinvolgendo le modalit di utilizzo e gestione delle risorse naturali e del territorio. La ricerca del Politecnico ha portato alla luce una realt contraddistinta sia da potenzialit economiche sia da nuovi rischi, dai consumi energetici e idrici ignoti, alle isole di calore urbane e alle incertezze legate alle politiche di compensazione ambientale.

Allinterno di uno scenario che vede la digitalizzazione come motore principale per lo sviluppo economico, il tema della trasparenza sui dati e la lungimiranza nelle scelte urbanistiche diventa centrale per garantire una crescita equilibrata. La questione non riguarda esclusivamente Milano ma si pone come esempio paradigmatico per tutte le aree urbane soggette a processi di concentrazione delle infrastrutture digitali su larga scala.

La mappatura del Politecnico: distribuzione e potenza dei data center lombardi

La prima mappatura sistematica condotta dal Politecnico di Milano nellambito del progetto ProdAction ha delineato con precisione la distribuzione dei data center sul territorio lombardo. Secondo la ricerca, in Lombardia si contano 49 infrastrutture operative o in fase di realizzazione, delle quali ben 33 sono localizzate nellarea metropolitana milanese. Questi numeri riflettono una concentrazione pari al 67% della capacit regionale su unarea relativamente limitata.

Lindagine rivela inoltre la natura non uniforme dello sviluppo infrastrutturale, con la quasi totalit dei data center ad alta potenza compresi nella sola area milanese. In termini di potenza installata, si stimano 414 MW gi operativi a Milano e provincia, circa il 68% del totale nazionale. Oltre ai data center attivi, dieci strutture sono in costruzione, con potenze tra i 20 e i 60 MW, mentre 23 progetti sono in fase di valutazione, alcuni dei quali ipotizzano valori tra i 24 e i 300 MW.

Voce Valore
Data center in Lombardia 49
Data center Milano/provincia 33 (67%)
Potenza installata in area metropolitana 414 MW
Potenza nazionale riferibile a Milano 68%

La ricerca evidenzia anche una tendenza verso infrastrutture di maggiori dimensioni: i data center in costruzione o in progetto presentano potenze medie sensibilmente superiori a quelle esistenti, indice di una crescita che avviene anche in termini di scala e impatti futuri.

Milano come hub digitale europeo: cause della concentrazione e attrattivit territoriale

Lanalisi territoriale pone in evidenza una serie di fattori che spiegano la capacit di attrazione dellarea milanese per investimenti nel digitale. La presenza di reti di connettivit internazionale, laccesso facilitato a infrastrutture energetiche e il ruolo di capitale economica italiana costituiscono elementi determinanti. Milano si impone cos di fatto come principale polo italiano e uno dei pi rilevanti in Europa per lo sviluppo di nuovi data center.

Tra le ragioni della concentrazione si annoverano:

  • Densit di clientela business e corporate che richiede servizi cloud e storage evoluti;
  • Vicino alle dorsali della fibra ottica e importanti nodi di scambio internazionale del traffico dati;
  • Disponibilit di aree ex-industriali riutilizzabili e sinergie con progetti di rigenerazione urbana;
  • Presenza di hyperscaler e grandi cloud provider interessati a posizionarsi vicino ai centri nevralgici del mercato digitale europeo;

Questa attrattivit si traduce in un flusso costante di capitali e progetti assegnando a Milano una posizione di leadership che la avvicina ai principali poli continentali come Francoforte, Londra e Amsterdam (FLAPD).

Crescita futura: trend, progetti in pipeline e potenza prevista entro il 2030

Le prospettive fino al 2030 delineano un ulteriore rafforzamento della leadership lombarda nellecosistema data center. Gli operatori del settore, secondo lOsservatorio Data Center del Politecnico, annunciano 83 progetti in pipeline a livello nazionale; di questi, circa la met interessa larea milanese. I dati attualmente disponibili suggeriscono una crescita della potenza installata che sfiorer il gigawatt nel territorio metropolitano.

Il report riporta la seguente evoluzione prevista:

  • Installato da 414 MW (2026) fino a 732 MW nel 2028 considerando solo i progetti gi in costruzione (raddoppio in due anni);
  • Ulteriore salto ipotizzato fino a oltre 1.000 MW (1 GW), includendo i progetti sottoposti a valutazione ambientale e urbanistica entro il 2030;
  • Investimenti attesi nellarea milanese superiori a 11 miliardi di euro nel quinquennio 2024-2028, con nuovi player internazionali al debutto sul mercato italiano;
  • Pipeline trainata in gran parte dalle necessit degli hyperscaler, che gi oggi controllano oltre il 50% della potenza installata europea.

Di pari passo con questi trend, emerge anche la necessit di garantire una governance efficace per accompagnare la crescita e assicurare una pianificazione coerente con le esigenze ambientali e urbanistiche locali.

Consumo energetico e approvvigionamento: impatti sulla rete e sostenibilit

Lespansione delle infrastrutture digitali impone nuove sfide sul versante energetico. La domanda di elettricit dei data center porta a richieste di connessione in alta tensione senza precedenti: le domande di allacciamento sono passate da 30 GW nel 2024 a 68,5 GW nel 2025 a livello nazionale. Tuttavia, la potenza realmente installata si attesta su valori molto inferiori, rivelando una percentuale effettiva di soddisfacimento pari a circa il 2% del totale richiesto.

Il consumo energetico legato principalmente alla potenza IT installata e nei data center milanesi si tratta ormai di centinaia di megawatt per singolo sito nella pipeline. Le previsioni fino al 2028 indicano che la potenza connessa in alta tensione potrebbe avvicinarsi a 700 MW nella sola Milano, con una significativa quota attribuibile ai mega-campus hyperscale.

  • Impatto sulla rete: la richiesta di capacit cos concentrata comporta rischi per lequilibrio del sistema elettrico regionale e necessit di investimenti mirati in infrastrutture di trasmissione.
  • Fonti di approvvigionamento: la nuova normativa lombarda prevede lobbligo di approvvigionamento da fonti 100% rinnovabili, escludendo luso di acqua potabile per il raffreddamento.
  • Recupero del calore: promozione del riutilizzo del calore di scarto per alimentare reti di teleriscaldamento urbano.

Tali misure introducono elementi di sostenibilit, ma rimane aperto il tema delleffettiva disponibilit di energia verde e sulla trasparenza rispetto alle modalit di calcolo dei reali consumi dei data center.

Il consumo di suolo tra brownfield e greenfield: sfide urbanistiche nella Citt metropolitana di Milano

La rapida costruzione di nuove infrastrutture ha messo in evidenza uno dei temi pi sensibili del contesto milanese: la gestione del consumo di suolo. Un elemento rilevante emerso dallo studio la distinzione tra insediamenti su aree dismesse (brownfield) e quelli su suolo agricolo o non urbanizzato (greenfield).

  • Circa 20 nuovi progetti ricadono su brownfield, favorendo il riuso di patrimoni edilizi esistenti e riducendo la pressione sulle aree vergini.
  • Una quota consistente, al contrario, prevede la realizzazione su greenfield: 13 progetti rappresentano il 39% delle iniziative in pipeline e interessano oltre met delle superfici destinate alla nuova edificazione (oltre 120 ettari).

Laumento delle dimensioni dei nuovi siti giustifica la scelta di lotti liberi e di particolare estensione, ma pone questioni rilevanti per la programmazione urbanistica: lesigenza di privilegiare il recupero vs. espansione e la necessit di una mappatura aggiornata ed efficace delle aree brownfield disponibili.

Impatto ambientale: emissioni, consumo idrico e isole di calore urbane

La dimensione ambientale costituisce uno degli ambiti meno tracciati ma pi sensibili della crescita dei data center lombardi. Secondo la ricerca citata, la quantit di energia consumata e lassenza di dati pubblici sui consumi reali rendono difficile effettuare valutazioni di impatto precise. Tuttavia, noto che le grandi infrastrutture digitali emettono considerevoli quantit di CO2 indiretta, anche quando si propongono alimentate da energie rinnovabili.

Uno degli aspetti critici riguarda il consumo idrico. Il raffreddamento dei sistemi pu richiedere quantit ingenti di acqua. Le nuove normative regionali impongono divieti stringenti sul prelievo di acqua potabile, ma il consumo effettivo delle infrastrutture gi operative rimane privo di monitoraggio sistematico.

  • Emissioni climalteranti: stimati in relazione alla provenienza dellenergia e della catena di approvvigionamento dei materiali.
  • Isole di calore urbane: la presenza di grandi edifici tecnologici genera dispersione termica e pu aggravare fenomeni di microclima urbano, soprattutto in assenza di infrastrutture verdi accessorie.
  • Compensazioni ambientali: la ricerca sottolinea lassenza di una metodologia di valutazione ex post dellefficacia di tali misure nella realt locale, suggerendo la priorit di interventi di recupero ecologico-ambientale su scala sovracomunale.

La sostenibilit del settore resta quindi affidata alla capacit di armonizzare la crescita digitale con la tutela delle risorse naturali e con una reale trasparenza sulle modalit di gestione dellenergia e dellacqua.

Le normative regionali e nazionali: modelli di governance e strategie per la sostenibilit

In risposta alla rapida espansione del comparto digitale, la regione Lombardia ha adottato nel giugno 2026 la legge regionale 11/2026, che introduce un quadro regolatorio innovativo e stringente. La normativa punta a favorire la rigenerazione urbana e la tutela del territorio, muovendosi su un doppio binario:

  • sconti tra il 10% e il 30% sul contributo di costruzione per chi si insedia su brownfield e accesso a procedure semplificate;
  • maggiorazioni del 100-200% sugli oneri per chi occupa suolo agricolo o verde, disincentivando ledificazione in aree vergini;

Previsti inoltre obblighi di approvvigionamento energetico 100% rinnovabile, divieto duso di acqua potabile per il raffreddamento e promozione del recupero di calore per il teleriscaldamento. Dal punto di vista urbanistico, la legge introduce la potenza di consumo come parametro di classificazione e attribuisce competenze autorizzative in funzione della scala del progetto (province e citt metropolitana sotto i 50 MW, regione oltre i 50 MW).

A livello nazionale, il d.l. 21/2026 e il DDL Data Center puntano a un maggiore coordinamento centrale (tra cui commissari per progetti di interesse prioritario) e a indirizzare una strategia integrata di attrazione investimenti e sostenibilit.

Conseguenze socio-economiche della concentrazione: opportunit e squilibri digitali

La polarizzazione delle infrastrutture digitali nellarea milanese porta effetti di segno opposto. Da un lato, i benefici economici derivanti dallattrazione di investimenti, crescita dellofferta e occupazione qualificata, seppur in misura limitata rispetto ad altri settori industriali; dallaltro, emergono elementi di squilibrio territoriale, come sottolineato anche nel documento strategico del Mimit.

  • Milano concentra la maggior parte degli investimenti e delle strutture, mentre altre aree del Paese restano quasi prive di simili opportunit;
  • Il numero di addetti diretti relativamente basso rispetto alla dimensione economica degli investimenti;
  • Le ricadute fiscali locali sono rilevanti ma non accompagnate da unassunzione sistematica di indicatori di impatto per lintera comunit;

Tale scenario suggerisce la necessit di modelli di distribuzione pi equa delle infrastrutture e incentivi mirati allo sviluppo digitale in regioni ad oggi marginali, in linea con una missione di bilanciamento territoriale e di interesse pubblico.

Verso una transizione sostenibile: raccomandazioni e policy dal mondo della ricerca

Il quadro delineato stimola riflessioni sulla necessit di una governance pi matura e consapevole nella pianificazione dello sviluppo digitale. Gli esperti del Politecnico suggeriscono interventi mirati:

  • Definizione di una mappatura regionale e nazionale delle aree brownfield da privilegiare rispetto ai greenfield nelle strategie urbanistiche;
  • Integrazione della transizione digitale con quella energetica ed ecologica, favorendo il riutilizzo di aree gi urbanizzate e limpiego di fonti rinnovabili tracciabili;
  • Predisposizione di una metodologia univoca per la valutazione delle compensazioni ambientali e per il monitoraggio ex post dellefficacia delle stesse;
  • Incentivi alla trasparenza e alla raccolta dati (consumi effettivi, occupazione, impatto fiscale e ambientale) come requisiti per autorizzare nuove realizzazioni;
  • Introduzione di destinazioni urbanistiche specifiche per i data center nei PGT comunali.

Queste raccomandazioni mirano, secondo il centro di competenza Craft, a ridurre linvasivit sul territorio, aumentare la resilienza e armonizzare lo sviluppo digitale con la tutela delle risorse naturali e del paesaggio.

Lanalisi dei dati raccolti e delle politiche in atto evidenzia che il modello di crescita delle infrastrutture digitali nella regione lombarda rappresenta un caso emblematico di sviluppo accelerato ma non privo di contraddizioni. Le criticit emerse sul fronte delle emissioni, della trasparenza, del consumo idrico ed energetico necessitano di un monitoraggio costante e dellevoluzione del quadro normativo verso standard sempre pi elevati di sostenibilit e coerenza strategica.

Il percorso di digitalizzazione, da fenomeno trainante del tessuto economico e sociale, pone ora la questione della responsabilit nella gestione e condivisione delle informazioni, nonch la richiesta di strumenti di pianificazione capaci di mediare tra attrattivit del territorio, tutela ambientale e giustizia sociale.

Il futuro delle infrastrutture digitali lombarde passa cos attraverso la capacit collettiva di affrontare le sfide emerse valorizzando le best practice, promuovendo la centralit della ricerca e favorendo una reale partecipazione degli attori nella definizione delle regole per la diffusione e la sostenibilit dei sistemi digitali.

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