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Le miniere dismesse possono ospitare data center per lIA, sfruttando il raffreddamento naturale e riducendo gli sprechi energetici. Ma quali requisiti servono per esportare il modello e quali progetti europei ne stanno verificando la fattibilit?
Trentino DataMine ha inaugurato un data center da 50 milioni di euro all’interno della miniera attiva di dolomia Tassullo, con 18,4 milioni finanziati dal PNRR e il resto da investitori privati. La struttura ipogea, con l’80% dell’infrastruttura a 100 metri di profondit, mantiene una temperatura costante di 12C senza alcun sistema di raffreddamento meccanico, offrendo una soluzione concreta per ridurre il consumo energetico che oggi rappresenta fino al 40% dei costi operativi dei data center.
Raffreddamento naturale elimina il maggiore spreco energetico
La miniera fornisce una protezione termica naturale grazie a 90 milioni di metri cubi di roccia, equivalente a 900.000 vagoni merci, che agiscono come massa termica. Questo sistema passivo riduce il fabbisogno energetico per il raffreddamento dal 40% tipico dei data center tradizionali a valori vicini allo zero, permettendo un PUE inferiore a 1,2 rispetto alla media di mercato di 1,5. Il risparmio energetico quantificato supera il 50% rispetto alle strutture convenzionali, un dato misurabile che pu essere replicato in altre location con caratteristiche geologiche simili.
Requisiti tecnici per esportare il modello minerario
Per replicare il concetto su scala globale servono tre elementi fondamentali: una formazione rocciosa con temperatura costante tra 8-15C, una profondit sufficiente a garantire stabilit termica e accesso a energie rinnovabili. La miniera deve inoltre essere attiva o convertibile, con infrastrutture di accesso esistenti. Secondo gli ingegneri di In-Site, 100-150 MW di capacit possono essere ospitati in una singola miniera di queste caratteristiche, con una riduzione dei costi operativi del 30-40% rispetto alle costruzioni tradizionali. La chiave la combinazione di raffreddamento passivo e produzione energetica locale da fonti rinnovabili.
Progetti europei testano la fattibilit mineraria
In Germania, la miniera di carbone di Helmstedt stata trasformata in un data center da 100 MW con un PUE di 1,1, mentre in Svezia il progetto Lule Underground prevede 50 MW di capacit sfruttando la temperatura costante di 8C a 200 metri di profondit. Entrambi i siti dimostrano che la combinazione di raffreddamento naturale e rinnovabili pu ridurre le emissioni di CO2 di oltre il 70% rispetto ai data center tradizionali. L’esperienza italiana, con il suo PUE di progetto inferiore a 1,2 e l’uso esclusivo di energia rinnovabile, rappresenta un punto di riferimento per gli operatori che devono rispettare le nuove normative UE che impongono un PUE massimo di 1,2 per i nuovi data center a partire dal 2025.
Perch il modello strategico per i data center dell’intelligenza artificiale
La crescita dellintelligenza artificiale aumenta la pressione sui consumi dei data center: secondo le stime riportate, potrebbero raggiungere 1.000 TWh nel 2026. Per gli impianti che gestiscono carichi di inferenza ad alta densit, il raffreddamento passivo e la disponibilit di energia rinnovabile possono ridurre consumi e impatto ambientale.
Il modello minerario non per applicabile ovunque: prima di replicarlo occorre verificare stabilit termica, profondit, infrastrutture esistenti e accesso alle rinnovabili. Sono queste condizioni, pi che la sola disponibilit di una miniera, a determinarne la fattibilit.
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