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L’accordicchio di Trump sulle AI

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Martedì il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riunito alla Casa Bianca i dirigenti delle più grandi e potenti società di intelligenza artificiale del paese. L’incontro era stato presentato come un’importante occasione per fare il punto sui rischi per la sicurezza posti dalle AI, ma si è ridotto alla sottoscrizione di un accordo volontario tra le parti senza la prospettiva di particolari vincoli di legge. Il documento non risolve nessuno dei problemi discussi negli ultimi mesi sui rischi posti dalle AI e cita, solo vagamente, eventuali future leggi per regolamentare un settore in rapida evoluzione.

L’accordo di una pagina prevede che le aziende che sviluppano e utilizzano i modelli di intelligenza artificiale più avanzati adottino una serie di controlli per monitorarne sicurezza e comportamento. Impegna ogni azienda ad avere sistemi interni per individuare eventuali rischi – in particolare nell’ambito della cybersicurezza e della biosicurezza – e a verificare che i modelli non accedano in modo imprevisto a sistemi informatici. Questi controlli dovrebbero essere verificati separatamente da valutatori esterni indipendenti.

La supervisione finale spetterebbe a un comitato indipendente del consiglio di amministrazione, incaricato anche di assicurarsi che i problemi individuati vengano risolti. Le aziende si impegnano inoltre a incontrarsi periodicamente per definire standard e buone pratiche comuni.

Trump ha commentato la sottoscrizione dell’accordo dicendo che le società attive nel campo delle AI: «Si terranno d’occhio a vicenda, ed è così che deve funzionare». Alla domanda se il documento sia in qualche modo vincolante dal punto di vista legislativo, Trump ha detto: «Credo che sia moralmente vincolante», sottintendendo quindi che nel caso di violazioni dell’accordo non ci sarebbero sanzioni da parte del governo.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con il CEO di SpaceXAI, Elon Musk (Tierney L. Cross/The Washington Post/Bloomberg via Getty Images)

All’incontro c’erano tutti i più importanti dirigenti delle società che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale, come Sundar Pichai, il CEO di Google, Mark Zuckerberg, il CEO di Meta, Elon Musk, il CEO di SpaceXAI (nata dalla fusione delle sue società SpaceX e xAI) e Satya Nadella, il CEO di Microsoft. Non era presente Sam Altman, il CEO di OpenAI, perché impegnato in un evento di presentazione di nuovi prodotti della società, ma al suo posto c’era Greg Brockman, il presidente di OpenAI.

All’evento era presente Dario Amodei, il CEO di Anthropic, che a metà settembre aveva pubblicato una lettera aperta sui rischi posti dai sistemi di intelligenza artificiale. Citando rischi esistenziali per l’umanità, Amodei aveva proposto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati per concentrarsi sulla loro sicurezza, proponendo inoltre nuove leggi per regolamentare un settore che finora negli Stati Uniti non ha leggi specifiche. Musk e Altman avevano detto di condividere la proposta di Amodei.

Donald Trump confabula con Mark Zuckerberg, mentre Dario Amodei risponde a una domanda dei giornalisti (AP Photo/Alex Brandon)

Il governo degli Stati Uniti si era invece mostrato poco interessato alla proposta. Secondo Trump, e i suoi più stretti consiglieri, introdurre regole rigide in questa fase rischierebbe di ridurre la competitività delle aziende statunitensi nei confronti di quelle cinesi, che stanno facendo importanti progressi nello sviluppo delle intelligenze artificiali. Il concetto è stato ribadito più volte martedì da Trump, secondo il quale se venisse limitata la costruzione di nuovi data center negli Stati Uniti le aziende statunitensi si rivolgerebbero proprio alla Cina per avere la capacità di calcolo necessaria per allenare e sviluppare nuovi modelli di AI.

La questione era stata brevemente dibattuta la scorsa settimana tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, in visita a Washington, D.C., ma anche in quel caso non aveva portato a nulla di concreto. Per ora i due paesi non sembrano interessati ad accordi per regolare la concorrenza tra le loro aziende nel settore. Gli Stati Uniti stanno limitando l’esportazione verso la Cina di alcuni dei chip più potenti necessari per l’allenamento dei modelli, come quelli prodotti da Nvidia e usati da buona parte delle aziende statunitensi.

E proprio il CEO di Nvidia, Jensen Huang, era presente all’incontro alla Casa Bianca, visti i grandi interessi della sua società che è diventata la più ricca al mondo grazie alla vendita dei processori per i sistemi di intelligenza artificiale. Huang negli ultimi mesi ha coltivato rapporti sempre più stretti con Trump e, a differenza di Amodei, ritiene che il settore delle AI non debba essere regolamentato in alcun modo e che sia nell’interesse delle società non diffondere prodotti pericolosi.

In più occasioni, anche alla presenza di Trump, Huang ha detto che qualsiasi regola favorirebbe la Cina e farebbe perdere il vantaggio competitivo agli Stati Uniti. Vendendo microchip per miliardi di dollari a buona parte delle società del settore, Huang ha un forte interesse a mantenere alta la domanda per i propri prodotti.

Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, risponde alle domande dei giornalisti (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Trump sostiene che la supremazia nel settore dell’intelligenza artificiale da parte degli Stati Uniti sia necessaria, e irrinunciabile, sia per questioni di crescita economica sia di sicurezza nazionale. Una parte importante dell’economia statunitense ha realizzato ingenti investimenti nel settore, nonostante le principali società come OpenAI e Anthropic non producano ancora utili a causa dei grandi costi per la costruzione dei data center e l’allenamento dei modelli. Ci sono indicazioni ricorrenti da parte degli analisti sul rischio di una bolla finanziaria, che se scoppiasse potrebbe avere effetti significativi sull’economia statunitense e non solo.

Strette dalla concorrenza e dai costi per sostenerla, le aziende di intelligenza artificiale proseguiranno con le loro attività senza che il nuovo accordo cambi in modo significativo le cose. Il cambiamento potrebbe ridursi alla proposta di Trump di cambiare nome all’intelligenza artificiale, chiamandola “super intelligenza”. Il presidente ha detto di voler firmare presto un ordine esecutivo per richiedere che sia usata questa definizione negli Stati Uniti, come fatto qualche settimana fa per il Lago Ontario rinominato Lago America e con il Golfo del Messico rinominato Golfo d’America all’inizio del proprio secondo mandato.

– Leggi anche: C’è davvero una “corsa all’AI” con la Cina?

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