L’ex attaccante bianconero e azzurro, a TuttoSport, analizza il momento della Juve, in ritiro dopo il ko di Genova e a sei punti dalla zona Champions.
Alla vigilia di Juventus-Napoli i nervi sono a fior di pelle in casa bianconera, dove è scattato il ritiro per il momento di difficoltà estrema della squadra di Luciano Spalletti, lontana sei punti dalla zona Champions e reduce dal terribile ko di Genova. Fernando Llorente, ex attaccante della Juventus e del Napoli, ha rilasciato un’intervista a TuttoSport per presentare la sfida e analizzare il momento delle due formazioni.
Llorente sul ritiro della Juve al J Hotel: “A Napoli ne facemmo uno nel 2019, ma qui se l’ha deciso Spalletti ha fatto benissimo”
Sul ritiro, il 41enne ha ricordato: “A Napoli ne abbiamo fatto uno nel 2019. Ma lo penso ancora oggi: non era il momento perché non era una cosa decisa dai giocatori e dall’allenatore. In questo caso, se ha agito direttamente Spalletti, sicuramente ha fatto benissimo: è lui l’uomo che gestisce la squadra”. Poi ha aggiunto: “È un momento che serve per alzare la soglia d’attenzione di tutti. Chi ha famiglia lo fa sempre mal volentieri, ai giovani non cambia più di tanto la routine. Sono convinto, dopo aver visto la squadra a Genova, che la Juve abbia bisogno di un momento per compattarsi”. Sulla mancanza di qualità della squadra, Llorente non ha dubbi: “Alla Juve manca un po’ tutto”, sottolineando anche l’assenza di simboli come Del Piero o Marchisio, “qualcuno che abbia coscienza del mondo Juve e che lo sappia trasmettere ai nuovi arrivati”.
Cambiare allenatore? “Quando noi cambiammo Ancelotti a Napoli non servì a niente: avevamo un male più profondo”
Alla domanda se la soluzione sia cambiare allenatore, Llorente risponde con un paragone: “Quando noi cambiammo Ancelotti a Napoli non servì a niente: la squadra aveva dei problemi con la società e quelli non cambiarono, avevamo un male più profondo rispetto all’allenatore. Penso lo stesso dell’attuale Juve: i giocatori devono lavorare ancora più forte, sforzarsi di più, lottare e aiutarsi. Prima partendo dalla solidità difensiva e poi pensando a delle soluzioni per fare qualche gol in più”. E ancora: “Con Ancelotti avevamo un rapporto magnifico, anche se i risultati non arrivavano. Avevamo solo bisogno di tempo. Ora è giusto che la Juve si guardi allo specchio e trovi delle strade percorribili per uscire dalla crisi: l’allenatore da solo non può fare nulla”.

