È successo qualche settimana fa a MediaWorld che ha messo in vendita alcuni iPad a 15 euro
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Lo scorso 8 novembre, per pochi minuti, sul sito di MediaWorld è comparsa un’offerta che permetteva ai possessori della carta fedeltà di acquistare un iPad Air da 13 pollici a 15 euro, un prezzo platealmente inferiore rispetto agli 879 euro di listino. Alcune persone, non è chiaro quante, sono riuscite ad approfittarne e hanno completato l’ordine. Undici giorni dopo, MediaWorld ha inviato un’email agli acquirenti spiegando che si era trattato di un errore «tecnicamente macroscopico e riconoscibile». L’azienda ha proposto due alternative: pagare altri 619 euro per tenere l’iPad, applicando uno sconto di 150 euro come forma di scusa, oppure restituire il prodotto.
Sulla questione è intervenuto Massimiliano Dona, avvocato e presidente dell’unione nazionale consumatori, che ha spiegato in un video pubblicato sui suoi canali social come funziona giuridicamente l’annullamento di un contratto in casi del genere. Secondo Dona, la possibilità per il venditore di annullare l’ordine dipende dalla riconoscibilità dell’errore da parte del consumatore. Non basta dunque che ci sia stato un errore: occorre dimostrare che l’acquirente fosse in grado di accorgersene e che abbia approfittato consapevolmente della situazione.
Il principio è stabilito dal codice civile, che prevede la possibilità di annullare un contratto se l’errore è essenziale, cioè se riguarda un elemento fondamentale dell’accordo come il prezzo, e riconoscibile, cioè tale che una persona di normale diligenza avrebbe potuto individuarlo senza particolari competenze. Nei casi in cui una differenza di prezzo è minima o comunque plausibile, non si può parlare di errore riconoscibile. Ma quando la discrepanza è molto ampia, come nel caso dell’iPad a 15 euro, la valutazione tende a essere diversa.
Dona ha però aggiunto una considerazione: negli ultimi anni i consumatori sono stati esposti a offerte molto aggressive e sconti molto elevati, soprattutto nei periodi immediatamente precedenti al Black Friday e al Natale. Per questo motivo non è sempre immediato stabilire quando un prezzo sia manifestamente impossibile e quando invece possa sembrare una delle tante promozioni straordinarie che le aziende utilizzano per attrarre traffico. Il fatto che alcuni dei clienti coinvolti abbiano creduto che si trattasse di un’offerta speciale non è necessariamente implausibile.
La legge tutela anche la situazione opposta: quando è il consumatore a pagare più del dovuto, per esempio perché il prezzo indicato non corrisponde a quello reale, ha diritto a richiedere il rimborso della differenza. In entrambi i casi il criterio utilizzato per valutare la validità del contratto rimane quello della riconoscibilità dell’errore.
Nonostante errori evidenti come quello di MediaWorld non siano diffusi, negli ultimi anni sono nati gruppi Telegram e pagine Instagram che segnalano “errori di prezzo”, spesso presentati come occasioni eccezionali. In molti casi, però, si tratta di normali offerte, soprattutto di Amazon, enfatizzate per attirare attenzione. Alcuni gruppi pubblicano automaticamente le promozioni tramite bot, altri mostrano sconti che non sono reali: per esempio prodotti che risultano “ribassati” solo perché Amazon aveva gonfiato artificialmente il prezzo precedente. Quando ci sono effettivamente errori da parte di Amazon capita molto spesso che l’azienda se ne accorga e annulli l’ordine prima di procedere alla consegna.
Sono gruppi che funzionano spesso grazie ai link affiliati: chi li gestisce guadagna una piccola commissione se un utente clicca il link e acquista qualcosa. Non è un meccanismo particolarmente complesso e non richiede molto tempo, motivo per cui esistono moltissimi gruppi simili, compresi quelli di persone note che segnalano offerte particolarmente convenienti, vere o presunte. Anche Salvatore Aranzulla ha un canale in cui segnala offerte sbagliate o stracciate.
In alcuni casi gli “errori” sono delle truffe. È successo, per esempio, con alcuni modelli di smartphone Samsung offerti a cifre molto inferiori al valore reale: prezzi da “occasione irripetibile” che però, una volta completato l’ordine, si sono tradotti in cancellazioni improvvise, mancate spedizioni o richieste insolite di pagamento aggiuntivo fuori dalla piattaforma. Simili offerte spesso provenivano da account di venditori compromessi o falsificati, utilizzati come esche per convincere gli utenti a fornire dati personali o a effettuare pagamenti non tracciati.

