Uno sgombero per via amministrativa. La vicenda di Comala a Torino

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Uno sgombero per via amministrativa. La vicenda di Comala a Torino
(archivio disegni napolimonitor)

Esattamente due mesi fa la città di Torino si è svegliata con un quartiere completamente blindato, tre scuole chiuse e un luogo di aggregazione sociale e politica in meno. La mattina del 18 dicembre la palazzina di corso Regina Margherita 47, che ospitava da quasi trent’anni il centro sociale Askatasuna, è stata sgomberata su indicazioni arrivate direttamente dal ministro dell’interno Piantedosi con un’operazione muscolare e violenta, buttando per strada le sei persone che vi vivevano e distruggendo, nelle ore successive, l’interno della struttura.

Mercoledì 18 febbraio – due mesi dopo questo sgombero – i torinesi scoprono dalle pagine de La Stampa che un altro luogo di socialità e di promozione della cultura smetterà presto di esistere nella loro città. L’associazione culturale Comala, che attualmente gestisce gli spazi della caserma La Marmora in corso Ferrucci 65, verrà sostituita da una cordata di associazioni con a capo Social Innovation Teams (SIT d’ora in poi); la cordata ha vinto il bando per ottenere la concessione dalla circoscrizione di zona per i prossimi dieci anni.

Dal 2020, infatti, la concessione era scaduta e da allora l’associazione Comala ha gestito gli spazi in proroga, in attesa che fosse emesso un altro bando. Nel frattempo, l’associazione ha più volte risistemato i locali della caserma, ampliando lo spazio adibito ad aula studio e mettendolo a disposizione gratuitamente ad associazioni e gruppi informali; ha, inoltre, ripiantato l’erba sul prato davanti alla caserma, ha ristrutturato le sale prova e insonorizzato un’altra sala, dove le sere d’inverno si tengono concertini e spettacoli di stand-up comedy. Si è dunque presa cura di uno spazio pubblico, rispondendo ai bisogni di un quartiere popolato e frequentato da moltissimi studenti (data la vicinanza al Politecnico di Torino), ma privo di biblioteche e spazi culturali e di socialità gratuiti. Negli ultimi cinque anni l’associazione ha anche organizzato momenti di socialità come le pastasciutte antifasciste e ha accolto il progetto di sport popolare “Comala FC – footbal and cricket”, rafforzando il radicamento di questa realtà sul territorio.

Soprattutto Comala si è schierata contro il progetto di costruzione di un ipermercato Esselunga nel parco confinante Artiglieri da Montagna, un progetto che inizialmente prevedeva, tra l’altro, il passaggio di una strada proprio sul giardino interno della caserma. L’associazione ha contribuito alla nascita di Essenon, comitato che dal novembre del 2021 monitora l’evoluzione del piano di Esselunga e organizza iniziative per sensibilizzare il quartiere sugli effetti della costruzione di un supermercato sull’unica area verde della zona. Nel corso degli anni il comitato ha organizzato assemblee pubbliche molto partecipate, volantinaggi nei mercati di zona, biciclettate tra le vie del quartiere, feste sul parco, sfilate di carnevale, manifestazioni e momenti di confronto con la circoscrizione. Tali momenti hanno svelato il totale asservimento dell’attore pubblico agli interessi di quello privato e la sua incapacità di schierarsi contro un progetto datato e dannoso. Per esempio, nel consiglio circoscrizionale aperto richiesto da Essenon nel gennaio 2024, i consiglieri  si erano limitati a dire che non si poteva più tornare indietro e che l’unica via percorribile era monitorare le compensazioni.

Comala, infine, è stata l’unica associazione nel panorama del terzo settore torinese a esprimere pubblicamente il sostegno alle (ex) lavoratrici dell’associazione Eufemia, licenziate in tronco nel 2024 dopo avere scioperato a oltranza per quarantadue giorni per ottenere migliori condizioni di lavoro e aver denunciato molte storture del lavoro sociale e di cura in città. Proprio Eufemia, che condivideva gli spazi dell’ex caserma La Marmora con Comala, è parte della cordata di associazioni vincitrici del nuovo bando. SIT, capofila della cordata, si presenta sul suo sito come “la community non profit per progetti e startup a impatto sociale e ambientale” che organizza eventi “dove la Community di SIT viene riunita: startup, student-, imprenditor- sociali e chiunque sia appassionato di innovazione sociale e sostenibilità”. Tra le varie startup del gruppo SIT emerge Escape 4 Change. Secondo la descrizione fornita dal sito, Escape 4 Change “cerca di migliorare concretamente il mondo attraverso le esperienze di intrattenimento immersive e cooperative”. Il project leader di questa startup è lo stesso direttore di SIT ed è anche l’ex presidente di Eufemia: l’associazione che ha licenziato le sue lavoratrici in tronco dopo averle sottopagate e demansionate.

In un’intervista rilasciata a La Stampa del 18 febbraio Paolo Landoni, presidente di SIT e professore ordinario di Ingegneria gestionale e della produzione al Politecnico di Torino, afferma che rispetto alle attività svolte finora da Comala “si può fare di più […]. Abbiamo delle idee per portare un arricchimento ai giovani che lo frequentano che non cercano soltanto svago e intrattenimento, ma anche prospettive”. Interpellato sulle prospettive future, il presidente chiarisce che la promozione degli spazi passa da imprenditorialità e innovazione sociale – termine dal significato nebuloso ma molto alla moda nel terzo settore, e non solo. Si intuisce quindi che l’organizzazione di eventi sociali, culturali e politici che hanno caratterizzato la programmazione di Comala nel corso degli anni e che sono sempre stati gratuiti, passerà in secondo piano. Sarà, invece, privilegiato lo sviluppo di startup e varie forme di imprenditoria sociale, con il rischio di distruggere la comunità – e non la “community” – che Comala ha costruito nel corso degli anni. L’accessibilità ai futuri eventi che si terranno nella caserma non sarà sempre garantita e questo risulta evidente da un verbale – datato 10 febbraio – del “Gruppo di lavoro interdivisionale per la concessione di immobili a enti e associazioni senza scopo di lucro”, un ente dove siedono i rappresentanti delle circoscrizioni e di alcuni dipartimenti per la gestione dei servizi della Città. Come si riporta nel verbale, “gli spazi di aula studio e area esterna continueranno a essere fruibili da tutti mentre alcune attività non saranno del tutto gratuite”.

La scelta di assegnare gli spazi a una nascente cordata di associazioni a discapito di chi li gestisce ormai da quindici anni risulta decisamente politica: la vittoria del bando non c’entra  nulla col fantomatico “merito”. La nuova assegnazione, per quanto non abbia le modalità che hanno portato allo sgombero di Askatasuna, rientra nella stessa logica di sottrazione degli spazi di aggregazione sociale dal basso. La decisione è in linea con le politiche che stanno cambiando i quartieri di Cenisia e San Paolo, in cui è molto forte la spinta del Politecnico verso l’imprenditoria e la trasformazione di vari spazi in “incubatori” di startup, come quello già presente nelle vicine OGR. In parallelo rimane, invece, inascoltata da parte della Città e della circoscrizione la domanda di luoghi di socialità e abitazioni a basso costo. La fine della gestione degli spazi dell’ex caserma La Marmora da parte di Comala si configura, di fatto, come uno sgombero per via amministrativa. Celandosi sotto la maschera dell’innovazione sociale e dell’imprenditoria, questa operazione apre la strada a una gentrificazione aggressiva che spazza via relazioni consolidate e progetti nati dal basso. (francesca ru)

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