Da 0 a 10: le infamanti accuse a De Bruyne, il disastro fatto con Vergara, l’insopportabile Elmas e Alisson ‘a cascata’

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Da 0 a 10: le infamanti accuse a De Bruyne, il disastro fatto con Vergara, l’insopportabile Elmas e Alisson ‘a cascata’

Napoli-Torino 2.-1, il nostro da 0 a 10: le infamanti accuse a De Bruyne, il disastro fatto con Vergara, l’insopportabile Elmas e Alisson ‘a cascata’

Zero a questa roba, assurda, che pare sia diventato vietato fischiare un fallo su Vergara. L’imboscata fatta, sul piano della comunicazione, dopo Genova (anche dai vertici arbitrali) è agghiacciante. Antonio da qualche partita subisce calcioni spesso impuniti, come l’intervento durissimo di Ebosse che non viene manco ammonito. Additato come simulatore per il rigore di Genova, che era invece evidente. Tutti colpevoli per non aver compreso il fatto. 

Uno come i primi minuti giocati insieme in un club. Kevin e Romelu, fratelli di mille battaglie in nazionale, hanno giocato per la prima volta in una gara ufficiale in un club. Il fatto che sia accaduto il 6 marzo, fa capire quanti rimpianti possiamo avere su questa stagione. Il fatto che nel Napoli possano giocare due campioni così, dovrebbe farci pure riflettere sulla dimensione raggiunta. Ma noi no, siamo quelli del lamento perenne. 

Due gol segnati ed uno subito: l’unica pecca di una serata di assoluta gestione. La prestazione però è solida come un mattoncino di Minecraft, non lascia spiragli alle infiltrazioni, tiene il Torino in uno stato di assoluta austerità. Il Napoli di quest’anno gioca senza dubbio meglio di quello dello scorso anno, ha una struttura più robusta, idee più mature, connessioni più definite. Il problema è che, dinanzi a questo copione così solido, ha dovuto rinunciare a tanti interpreti da Oscar, abbassando inevitabilmente la qualità della pellicola. 

Tre centrali mancini, il nuovo azzardo di Conte che porta comunque risultati. Bene Juan Jesus, forse un pochino in ritardo sul gol di Casadei, benino Olivera ma il vero segnale positivo arriva da Alessandro. Nella prova di Buongiorno c’è una grande speranza di futuro, il riecheggiare di una grandezza che avevamo annusato come tartufo e poi addentato, che c’era rimasta nel palato e poi aveva assunto un retrogusto amaro. Ecco il vero Buongiorno. Quello che deve rappresentare il futuro di questa squadra. 

Quattro erano i favolosi della mediana, nessuno di questi era presente nella formazione iniziale contro l’Hellas. Nemmeno l’autore Marvel più sadico avrebbe sceneggiato una diaspora simile, tutta la potenza di fuoco e la materia grigia a disposizione di Conte che evapora come quadro plastico della stagione sfortunata. Da questa coltre, però, ecco spuntare un ragazzo che ha ambizioni di unirsi al gruppo dei fantastici 4: Billy Gilmour. Lo scozzese gioca una grandissima gara, in moto perpetuo e sempre pronto a dare lo scarico al compagno senza sprecare un pallone. È arrivato il momento, anche per lui, di sentirsi pienamente un co-titolare di questo Napoli. 

Cinque minuti di recupero e Kevin De Bruyne prende le ansie del Napoli e le immerge in una vasca di camomilla. Il Maradona si alza in piedi, si emoziona, rende tributo al campione e all’uomo che viaggiano sulla stessa corsia. “Non lo rivedremo più” diceva qualche starnazzatore irrispettoso, ‘Pensa solo al Mondiale’ gli faceva eco qualche fenomeno da baraccone. E invece Kevin era già lì, è tornato già pronto, ha lavorato come un dannato per tornare a dare il suo contributo. E vederlo con quella maglia, fa sempre un effetto strano. Di quella stranezza che appartiene alla sfera dei brividi.

Sei e mezzo a Politano, che flirta col gol senza mai ‘quagliare’ come uno dei protagonisti di American Pie. Matteo però ci mette la testa, in tutti i sensi, con la sponda aerea che porta Elmas al gol e gli vale il quinto assist stagionale. Per la serie: “Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero” seguendo il principio “Sii il meglio di qualunque cosa tu sia”

Sette ad Anguissa, alla capacità di tornare dopo quattro mesi in mezzo al campo e sentirsi subito padrone. Senza timidezze, senza bisogno di chiedere permesso, con la naturalezza di chi si impone semplicemente per la propria superiorità. Non ha nemmeno dovuto alzare il volume Frank, gli è bastato tornare a presidiare le sue zone per dare più sicurezza, sostanza, corpo alle due fasi di gioco del Napoli. Certi hanno una luce attorno che illumina anche le altre persone e Anguissa è Luce. 

Otto al calcio di strada che scorre nelle vene di Alisson come una cascata. L’attimo prima della felicità, quando capisci che gli sta arrivando il pallone e lui proverà ad emozionarti, a danzare sulla sfera come un satellite impazzito e mandare in tilt i sistemi avversari. Calcia col destro. E pure col sinistro. Cerca sempre la giocata. E spesso la trova. Alisson Santos e’ forte. E può diventare forte forte. Questo ragazzo mi ricorda il mare, quel senso di libertà immediata, le onde che possono travolgerti se ti lasci distrarre. Viva gli Alisson del pianeta, ultimi poeti maledetti contro gli arcieri degli inutili Expected Goals.

Nove al sorriso di Elmas, felice come un bambino che gioca con la maglia del suo cuore. Avete presente quei curriculum che vi arrivano di gente che ha fatto qualsiasi tipo di lavoro? Ecco. Il macedone è quella persona lì, il vicino di casa insopportabile che fa bricolage, che sa adoperare il trapano come Raffaello faceva con i pennelli, che aggiusta tutto quello che si rompe, che ogni volta ha una soluzione ai tuoi problemi mentre tu vai in angoscia pure se c’è da cambiare una lampadina. Fa il mediano, fa l’esterno d’attacco, fa pure un gol bello e difficile. Conte ha ufficializzato la beatificazione in ‘Sant’Elmas’ e non è mica un caso se tutti gli allenatori lo amino. Elmas non aggiusta le cose. Le guarisce.

Dieci giornate da giocare, trenta punti in palio e quella sensazione che il peggio possa essere alle spalle. Chissà come sarebbe andata, chissà come andrà a finire, ma una cosa è certa: io vorrei rivederlo di nuovo insieme questo gruppo, tutto insieme, con tutti a disposizione in una stagione normale. E, ovviamente, con Antonio Conte ad allenarli. Perché io sono convinto, davvero convinto, che c’erano tante speranze di cucirsene un altro sul petto, o almeno di provarci fino alla fine. Col Torino mancavano Lobotka, Rrahmani, David Neres, McTominay e Di Lorenzo. Ci rendiamo conto di quanto poteva essere forte questa squadra? È il mio più grande rimpianto da quando una volta dissi a mia nonna che avevo molta fame.

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