Spinazzola: “Lecito sognare, ma obiettivo Champions. Rinnovo? Napoli è vita…”

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Spinazzola: “Lecito sognare, ma obiettivo Champions. Rinnovo? Napoli è vita…”

Leonardo Spinazzola, esterno del Napoli, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Canale 21: “Il mio ruolo? E’ quello di terzino, penso che ormai è da molti anni che pratico questo ruolo e mi trovo molto meglio da terzino perché uno ho più campo, due decido quando andare e tre detto io le mie corse, le mie giocate. Ma anche nel giocare dentro, mentre l’esterno alto deve stare lì. Penso che in questa parte della mia vita adesso è meglio giocare dietro“.

Sull’obiettivo del finale di stagione
“Più lecito sognare lo Scudetto o il secondo posto? È più lecito sognare di vincere tutte le partite. Sappiamo che i punti di distacco dall’Inter sono molti, quindi noi abbiamo l’obiettivo di centrare la Champions. Poi se tra cinque partite l’Inter ne sbaglia quattro ne saremo molto felici (ride, ndr). Ma innanzitutto dobbiamo puntare a fare più vittorie possibili. 30 punti? Non poco, ci sono partite difficili. Una è col Lecce, che si gioca la salvezza. Affronteremo una squadra difficile da affrontare, che ha voglia di prendere più punti possibili perché servono a loro. Ma anche noi abbiamo tante motivazioni per vincere”.

Favorite per la Champions League
“È veramente difficile. Com organico Roma e Juve sono superiori, ma la Roma ha l’incognita Europa e ha più partite. Non si sa mai, poi hanno ancora degli scontri diretti. Secondo me sarà una lotta serratissima fino alla fine. Anche questo è il bello del campionato, ci sono rose veramente forti. Il Como penso che abbia il gioco più bello e fluido del nostro campionato, quindi metterà in grande difficoltà tutti.

Sugli infortuni
“Io mi sento bene, adesso abbiamo tempo in settimana per lavorare. Questo mi dà molto, lavori sotto l’aspetto muscolare e giocando ogni tre giorni non ti alleni mai. È tutto un non un ammazzare il corpo, ma hai poca ciccia. Mai vista una cosa del genere in tutta la mia carriera. Mi ricordo annate, come a Perugia, dove eravamo in 9-10, con tanti Primavera, ma per 2-3 settimane. Quest’anno ci sono stati infortuni pesanti, è quello il dispiacere”.

Sui rientri dei big
“Lukaku, De Bruyne e Anguissa? Riaverli significa tantissimo, hanno un peso specifico importantissimo. Anche in allenamento la qualità si alza a livelli incredibili. Poi sappiamo che anche in partita si vede, adesso Frank è entrato un tempo, si sente. Hanno un peso che fai fatica quando non ci sono, si sente la mancanza. Siamo contenti di averli di nuovo”.

Su Conte
“Dopo anni che faticavo, ha alzato la mia forza fisica di nuovo, gli allenamenti del mister sono veramente tosti. Era da Gasperini che non mi allenavo in questa maniera. Ma ha alzato anche l’aspetto mentale, mi stuzzica sempre e vuole sempre il massimo da me. Mi alza ogni giorno l’asticella. Quello mi ha dato veramente tanto. Come mi stuzzica? Lo fa più con le azioni, con le parole mi spinge sempre a dare di più ovviamente, ma lo fa più con le azioni. Magari per due giorni mi lascia fuori dai titolati (ride, ndr)”.

Sul VAR e gli errori arbitrali
“Giocatori o ex allenatori al Var sarebbe un vantaggio, perché sanno le dinamiche del calcio, io non posso vedere un difensore che salta con le braccia attaccate al corpo, è una follia. Non è dinamica, fisica. Va a discapito del nostro fisico, siamo tutti scoordinati senza braccia. Il tocco di mano ad un centimetro tra attaccante e difensore per me quella è una follia incredibile, il regolamento va rivisito. Era molto meglio prima, quando il fallo di mano magari il difensore lo cercava o aveva il braccio alto a 5-7 metri. Questo di oggi è una cosa folle per me. Io ripeto che la responsabilità può prendersela di più l’arbitro di campo, lui deve decidere ed il VAR deve essere un aiuto. A volte sembra che il VAR arbitri la partita”.

Sulla Nazionale italiana
“Ci stiamo avvicinando a questi due appuntamenti determinanti per noi, per lo staff, per la Nazione, per tutto il movimento. Le prospettive sono chiare, dobbiamo passare e vincerle. Non si sa come, combattendo e giocando bene, ma dobbiamo vincere e andare ai Mondiali”.

Sulla città di Napoli
“Io a Napoli sto bene dal primo giorno, ho visto un rispetto pazzesco. Quando vado in giro con i miei figli nessuno si avvicina, aspettano che i miei figli di allontanino per chiedermi di fare una foto. Quello per me è stato veramente… ho detto ‘Questa cosa è straordinaria’. Ringrazio chi mi chiede le foto dopo, non è da tutti e nelle altre città non lo fanno. Pensano sia normale chiedermi una foto mentre gioco con mio figlio o mia figlia e io devo essere lì col sorriso. Qui invece aspettano magari dieci minuti, poi magari entrano quando i figli o la moglie non c’è. Io a Napoli vado ovunque, trovo veramente molto rispetto. Io vado in centro, ai quartieri, faccio passeggiate con mia moglie. Della città ci piace tutto. Da quando sono qui ho trovato una pace incredibile, anche a tenere la finestra aperta e sentire i clacson. Per me è felicità, vita. Penso questo”.

Sul futuro
“Restare a lungo? Sì, io lo spero ma i matrimoni si fanno sempre in due, vediamo. Ascolto da tempo la musica napoletana, perchè a 14 anni ero in convitto a Siena con tanti napoletani. Quindi tornavo a casa e parlavamo in napoletano. Sanremo non lo seguo molto, nello spogliatoio non canto tanto, ma a casa ho sempre la tv accesa con solo musica. I miei figli sanno a memoria tutte le canzoni, spagnole, inglesi, napoletane, perché viviamo di musica. Adesso cantiamo ‘Per sempre sì’, i miei figli la cantano sempre, quindi abbiamo questo sottofondo a ripetizione”.

Sui riti nello spogliatoio pre-gara 
“Prima di più, adesso ho lasciato quei riti. L’unica cosa che facciamo sempre è il discorso del capitano prima della partita. È l’unico rito che si fa”.

Sui tifosi e le trasferte vietate ai residenti in Campania
“Penso che il calcio sia passione, amore e che tutti i tifosi ospiti e di casa dovrebbero essere in festa per il calcio. È un gioco, un piacere e quindi dovremmo viverla in Italie e in tutto il mondo così. Spero che tutte queste cose finiscano un giorno e che tutti i tifosi abbiano il piacere, ospiti soprattutto, di poter andare in un’altra città a vedere la propria squadra”.

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