Beautiful a San Siro. La guardia di finanza negli uffici del comune di Milano

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Beautiful a San Siro. La guardia di finanza negli uffici del comune di Milano
(archivio disegni napolimonitor)

Beppe, per me il caso è chiuso, perdere i concorsi è del tutto normale… ma ti segnalo che qui la cosa è diversa” scriveva nel 2019  Stefano Boeri al sindaco di Milano dopo che avevano rifiutato il progetto del suo Stadio Bosco in sostituzione dello stadio Meazza a San Siro. I proprietari delle società di Milan e Inter avevano “presentato un masterplan” all’amministrazione comunale per trasformare l’intera area, e il progetto di Boeri era stato scartato, in quanto difforme. Da quando presentare un master plan equivale a farlo approvare?, si chiede l’architetto, lamentandosi dell’insolita (?) ingerenza degli interessi privati su quello pubblico.

Ma Beppe Sala non era stato a sentire, e da allora a oggi ha perseguito con un accanimento incredibile l’interesse privato di oscuri fondi proprietari delle squadre, per molti anni e in molti modi diversi, a dispetto dei molti comitati, attivisti e movimenti che si sono battuti in tutti i modi per evitare la vendita e la distruzione di uno stadio amatissimo, iconico e perfettamente funzionante.

Era stato promosso un referendum: lo ha bocciato. Era stato posto un vincolo della Soprintendenza: lo ha aggirato. Era stato fatto un “débat publique” partecipatissimo e conflittuale, che aveva visto fallire miseramente ogni tentativo di manipolare il giudizio popolare: lo ha ignorato. Si erano mossi avvocati, politici, personaggi dello sport, persino Ken Loach, il grande regista di Il mio amico Eric, per ostacolare la scellerata operazione. Niente. La sua maggioranza in consiglio comunale era spaccata: si è fatto appoggiare dall’opposizione. Persino la stampa gli si è rivoltata contro, rivelando tutte le magagne di un’operazione gravissima sul piano ambientale, economico e sociale. Ma no, se ai padroni di Inter e Milan non basta una ristrutturazione del tempio del calcio; se hanno deciso che devono comprarlo (“perché gli stadi devono essere di proprietà, se no non si vince la Champions”), per di più a quattro soldi; se pretendono di devastare tutto il quartiere per fare il solito stadio-all’inglese-di-lusso-con-centro-commerciale-parcheggi-vip-ed-experience-adatta-alle-famiglie-ricche, allora il Comune deve accontentarlo, a costo di perderci milioni, di moltiplicare le polveri sottili sbriciolando e portando a discarica milioni di metri cubi di cemento inutilmente (nella città con la peggiore qualità dell’aria in Europa),  di escludere migliaia di tifosi meno abbienti dalle partite.

Sala ha venduto a un prezzo stracciato, rinunciando a dieci milioni di affitto all’anno e accollandosi anche le spese per lo smantellamento di un sottopasso funzionante e funzionale per ottanta milioni, nel momento più drammatico per la reputazione della sua amministrazione e delle sue politiche, dopo l’esplosione delle inchieste sull’urbanistica, dopo l’arresto di suoi assessori e dirigenti. Ha voluto dimostrare ai suoi referenti – che evidentemente non sono i cittadini, ma la coalizione immobiliare-finanziaria che costituisce la classe dirigente milanese con il suo entourage internazionale – che è un duro, che non si piega allo squallore delle procedure democratiche, della volontà popolare o dell’interesse pubblico. Esattamente come sta facendo Manfredi a Napoli. O Lepore a Bologna. O Macron in Francia. O la Von der Leyen in Europa. E mi fermo qua ma potrei proseguire ancora e ancora.

Ma è finita? No. Stamattina la guardia di finanza è andata a perquisire gli uffici del Comune e della società che gestisce lo stadio, M-I / Milan-Inter. Sono ancora una volta indagati (per comodità cito l’elenco stilato da Barbacetto su Il Fatto Quotidiano): “il direttore generale del Comune e braccio destro del sindaco Giuseppe Sala, Christian Malangone; il responsabile unico del procedimento di vendita e poi assessore all’urbanistica (2021-2025), Giancarlo Tancredi; la direttrice della pianificazione del Comune, Simona Collarini; l’ex assessore all’Urbanistica e vicesindaco di Giuliano Pisapia (2011-2015) poi diventata consulente dell’Inter per l’affare dello stadio, l’avvocato Ada Lucia De Cesaris”. E poi anche i consulenti del Milan, Giuseppe Bonomi e Marta Spaini, dell’Inter, Fabrizio Grena, e due manager dei nerazzurri, l’amministratore delegato (2018-2025) Alessandro Antonello e il procuratore Mark Van Huuksloot.

Ormai è una saga. Un giornalista come Andrea Sparaciari, che segue la vicenda passo passo da anni, ha superato con i suoi articoli il numero di puntate di Beautiful, descrivendo lo stesso tipo di comunità ristretta dove tutti hanno chattato con tutti. Secondo gli inquirenti c’è stata “rivelazione di segreto” da parte pubblica in più momenti, e ciò ha “turbato” il processo di compravendita.

Come al solito, bisogna aspettare di vedere se i sospetti siano fondati e se costituiscono reato, soprattutto se costituiranno reato dopo che nuove leggi nazionali saranno varate apposta per salvare Milano e anche tutti i filistei che la imitano.

Io però so già chi è Ridge, chi è Caroline e chi è Brooke. (lucia tozzi)

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