
Noi sappiamo tutto del Comandante Aponte e degli affari della Mediterranean Shipping Company (MSC). A ben vedere, c’è l’intera storia dello sviluppo economico del sud Italia dentro la vicenda di questa multinazionale del mare. Il sud come piattaforma logistica da predare e da conquistare insieme al suo esercito industriale di riserva rimasto a languire dopo gli anni delle ondate migratorie. Il sud della disoccupazione giovanile, del lavoro povero e informale, del rischio di povertà che riguarda quasi il quaranta per cento della popolazione. Il sud della migrazione intellettuale.
Noi sappiamo che sotto la guida del fondatore Gianluigi Aponte, MSC è diventata la prima compagnia di navigazione al mondo. MSC non possiede solo navi, ma controlla una rete globale di terminal portuali. Oltre al trasporto merci via mare, il gruppo è leader nel settore crocieristico e sta espandendo la sua presenza nel trasporto ferroviario e aereo. MSC sta investendo i profitti generati durante la pandemia per acquisire asset strategici. Non è un mistero neanche il suo coinvolgimento nel trasporto di armi e materiale bellico da e verso Israele, come riporta un report del Palestinian Youth Movement.
Noi sappiamo tutto, e non saranno i segreti bancari vigenti in Svizzera a impedirci di affermarlo. Sappiamo che è un uomo schivo, il Comandante Aponte. Non appariscente come un Bezos o un Musk, ma non diverso da questi signori in termini di visione del mondo. La sua multinazionale costituisce un’infrastruttura indispensabile del capitalismo contemporaneo, rappresenta sia il peso che la bilancia dell’economia globale, è presente in più di trecento porti di tutti i continenti e su almeno duecento rotte commerciali, trasportando più di cinque milioni di container in giro per il globo. Oltre a Gioia Tauro, MSC controlla il porto di Napoli, e ha ottenuto la concessione dell’area destinata al nuovo terminal di levante a San Giovanni a Teduccio, finalizzato a duplicare il volume dei traffici di container, devastando un territorio intero e sottraendo tratti di costa.
Ma al di là degli investimenti e delle strategie cannibali, noi sappiamo un’altra cosa sul suo conto, tecnicamente la più rilevante: sappiamo cosa vuol dire, per questo colosso, il lavoro. Sappiamo il meccanismo, conosciamo il significato di questa parola alle orecchie di questi signori famelici. Ci interessa ancora di più definire i dettagli, se si pensa al nesso tra MSC e il territorio napoletano, e al fatto che MSC è anche sponsor della SSC Napoli e dell’America’s Cup, la competizione che si terrà nel 2027 nell’area di Bagnoli.
Per inquadrare il significato che costoro attribuiscono al lavoro occorre prima di ogni cosa guardare verso il mare, perché è lì che il modello Aponte affonda le sue radici. Prendiamo una nave qualsiasi della sua flotta, la MSC Paloma. Battente bandiera panamense, trecentosettanta metri di lunghezza, una capacità di circa tredicimila container. Il profitto di quella nave dipenderà da tanti fattori, tra cui uno in particolare: un sofisticato meccanismo di arbitraggio giuridico e fiscale che trasforma la nave in un territorio straniero fluttuante. Sebbene la proprietà faccia capo alla famiglia Aponte e al gruppo MSC con sede in Svizzera, l’uso della bandiera di Panama consente all’armatore di operare al di fuori delle normative europee, beneficiando di una tassazione prossima allo zero e di standard di sicurezza meno stringenti che abbattono i costi. Compreso quello del lavoro.
È il principio delle “bandiere di comodo”. Equipaggi multinazionali, composti spesso da marinai filippini o indonesiani, contratti che ignorano i minimi salariali e le tutele previdenziali dei paesi occidentali. Si crea così una gerarchia razzializzata a bordo, dove lo stesso spazio di lavoro è regolato da diritti diseguali, rendendo i lavoratori invisibili agli occhi della legge.
Tale è la concezione che hanno questi colossi del lavoro. Tale è la condizione di nullità giuridica e sociale che emerge da un modello del genere. Il principio della bandiera di comodo produce il modello del “lavoro di comodo”. Il lavoratore è, di fatto, intrinsecamente violabile.
Se scendiamo a terra e osserviamo con attenzione, veniamo a sapere altro. In trent’anni, senza troppi clamori, il Comandante è diventato uno dei più grandi armatori del mondo gestendo un colosso a conduzione familiare come una trattoria di cucina tradizionale. Il modello che ha elaborato è un misto di paternalismo e lavoro di comodo. Sappiamo che la metà circa degli oltre 20 mila lavoratori del gruppo è originaria della Campania, e sarebbe opportuno chiedersi il perché. Troppo mansueti i compaesani di mister Aponte? Troppo ricattabili dallo spettro del non lavoro in terra meridionale? Più facilmente controllabili? Nel quartier generale in Svizzera lavorano almeno trecentocinquanta dipendenti con la sindrome di Stoccolma, che venerano mister Aponte come un santo.
A poco a poco il modello MSC del lavoro prende forma. Lo vediamo per quello che è. Che ruolo avrebbero in tutto questo, i sindacati? Lo dicono i fatti. A chi non abbassa la cresta rispetto a questo modello egemonico spetta il licenziamento. Ed è esattamente quello che è successo nei porti di Gioia Tauro e di Napoli, dove MSC di fatto comanda.
Ancora un’altra cosa sappiamo. È uscita di recente la notizia della campagna di reclutamento dei volontari per l’edizione dell’America’s Cup di vela prevista per il 2027 a Napoli, di cui MSC è sponsor. Come si legge dal sito, “il programma coinvolgerà centinaia di volontari e rappresenterà uno degli elementi chiave dell’organizzazione dell’evento. Il gruppo più numeroso sarà impegnato a terra, con compiti di supporto logistico e assistenza al pubblico. I volontari saranno presenti nel Race Village e nelle Fan Zone per accogliere i visitatori, fornire informazioni sul programma delle regate e orientare il pubblico tra eventi collaterali e attività dedicate agli appassionati di vela. Non mancheranno opportunità anche in acqua: alcuni volontari saranno coinvolti nelle operazioni di supporto alle regate, contribuendo alle attività organizzative che permettono lo svolgimento delle prove a mare”.
Un evento sponsorizzato da una multinazionale del mare che attribuisce un preciso significato alla parola “lavoro”, e che ai nostri occhi appare come un grande processo di speculazione, si avvale di migliaia di volontari che probabilmente accetteranno l’umiliazione senza neanche rendersene conto. Lavoro volontario, gratuito, qualificato, nel sud depresso del lavoro di comodo e della desertificazione industriale. Nel sud della disoccupazione giovanile, del lavoro povero e della migrazione intellettuale, dei “cercasi ragazzo” fuori ai bar del centro storico pieno di turisti che scendono dalle navi da crociera di mister Aponte, navi che intossicano la città mentre sono alla rada. Nel sud dei movimenti dei disoccupati organizzati. Nel sud di MSC.
Di recente è stata lanciata una campagna contro questo colosso. Se sappiamo tutto sul suo conto, allora sappiamo anche cosa bisogna fare. (andrea bottalico)

