Un nome dopo l’altro e intanto il tempo stringe e il mercato sta per chiudersi. Il gong l’1 settembre, domani, e il Napoli cerca una punta, un altro attaccante, una sorta di Goran Pandev nell’estate del 2011. Servirebbe un colpo di quel livello tecnico, di spessore e di strategia. Ovvero un attaccante non da considerare titolare fisso ma che abbia esperienza e che sia duttile e in grado di essere determinante sempre ed esperto e utile per la Champions. L’identikit sembra tracciato almeno sulla carta, dato che Hojlund è il titolarissimo e il Napoli per lui ha investito 50 milioni in estate per riscattarlo dallo United. Però c’è anche Lucca che porta con sé le incognite tipiche del maxi-investimento dalla resa minima per sei mesi, aspettando questa stagione e i progressi che Allegri attende.
E allora, chi tra loro due? Un’altra punta servirebbe, dicono gli esperti, però il tempo stringe. E il mercato si sta per chiudere. Servirebbe un altro Pandev, uno come lui. Aveva vinto l’estate prima il Triplete con l’Inter di Mourinho, si era sacrificato quasi a terzino pur di essere il titolare di quell’impresa. L’anno dopo, diverse panchine. A Napoli arrivò all’età di 28 anni, nel pieno della sua carriera: in totale tre stagioni, diversi gol, prestazioni sontuose. In sordina, arrivò dietro Lavezzi, Hamsik e Cavani. Il Napoli di Mazzarri aveva già i suoi titolari. Ma Pandev fu l’alternativa perfetta in attacco. Il dodicesimo che forse manca anche adesso. Oppure no.

