Rimani aggiornato con WebMasterPoint
Un attacco hacker alla polizia italiana avrebbe esposto dati e conti Revolut attraverso una falsa richiesta investigativa. Resta da verificare la rivendicazione dei 147 GB sottratti.
Il gruppo hacker “IAmNotAVillain” ha ottenuto da Revolut informazioni personali di 680 clienti internazionali, fingendosi unautorit italiana. Ora sostiene di avere 147 gigabyte di documenti della Polizia. Loperazione, ricostruita tra il 16 e il 18 settembre 2026, avrebbe fatto leva su una casella PEC riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria oppure al Ministero dellInterno. Revolut assicura che i propri sistemi non sono stati violati e che i fondi dei correntisti non risultano compromessi.
La falsa richiesta investigativa a Revolut
Per contattare la fintech, gli aggressori avrebbero usato un indirizzo istituzionale compromesso o clonato. La differenza, al momento, ancora da chiarire.
Per mesi sono partiti messaggi firmati come comunicazioni di agenti della Polizia postale. I mittenti descrivevano presunte indagini e formulavano richieste di dati che gli istituti finanziari sono tenuti a prendere in esame quando arrivano da autorit legittime. La credibilit dellindirizzo avrebbe quindi sostituito laccesso diretto ai server.
La tecnica combina impersonificazione, social engineering e abuso della fiducia. Secondo le ricostruzioni, gli hacker avrebbero rivolto lattenzione soprattutto a clienti con disponibilit rilevanti in criptovalute, chiedendo dati identificativi, recapiti e cronologie finanziarie.
Le informazioni indicate comprendono passaporti, carte didentit e patenti, oltre adindirizzi, numeri di telefono e fotografie utilizzate per verificare lidentit. Sarebbero stati esposti anche gli identificativi dei conti e i movimenti in valuta tradizionale o in criptovalute.
Le fonti non parlano del furto di credenziali operative n di denaro. Transazioni e fondi non risultano direttamente esposti; il pericolo riguarda soprattutto campagne di phishing mirate, furti didentit e truffe costruite sui dati delle singole persone.
I 147 GB della Polizia: una rivendicazione ancora da verificare
Dopo aver sottratto i dati dei clienti, il gruppo ha diffuso un ultimatum. Chiede 3 milioni di dollari in Monero entro 24 ore e minaccia di vendere le informazioni ad altri criminali.
In messaggi inviati tramite Telegram e nel materiale mostrato alla stampa, gli autori dichiarano di avere 147 gigabyte di archivi, documenti interni e conversazioni di agenti italiani. Hanno mostrato screenshot di email e un video di circa 60 secondi con file presentati come documenti sottratti. Finora, per, lautenticit del materiale non stata confermata.
La quantit indicata non prova, da sola, che i sistemi pubblici siano stati compromessi. Restano da stabilire i reparti, i computer o gli archivi eventualmente coinvolti. Non chiaro neppure se i file provengano da unulteriore violazione o dalla stessa PEC utilizzata per ingannare Revolut. Gli investigatori devono quindi distinguere ci che documentato dalle dichiarazioni del gruppo.
La Procura di Reggio Calabria indaga per accesso abusivo a un sistema informatico di pubblico interesse. Sono coinvolti anche la Polizia postale, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e il Garante per la protezione dei dati personali. Il Garante ha chiesto agli istituti bancari di verificare gli accessi e ha avviato uno scambio di informazioni con lautorit lituana competente per la sede principale di Revolut.
Il caso mette in evidenza un rischio che non riguarda una sola piattaforma: unidentit istituzionale usata abusivamente pu diventare un vettore dattacco. Lorigine e la consistenza dei 147 GB restano da accertare. invece gi confermato limpatto della frode sui dati personali dei clienti, insieme alla necessit di sottoporre a controlli indipendenti le richieste digitali attribuite alle autorit.

