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Tra eredità futurista e intelligenza artificiale, Bovalino traccia una bussola etica: oltre lapocalisse e la tecnoutopia, la macchina diventa azione e responsabilità.
Guerino Nuccio Bovalino ha proposto il Futurismo come bussola etica per interpretare lintelligenza artificiale, in unintervista pubblicata il 20 settembre 2026. Sociologo dei media e autore de “La Gaia Incoscienza. Immaginari del Tecnopotere”, Bovalino sostiene che il progresso debba nascere dallumano e tornare allumano. Quando diventa un obiettivo autonomo, infatti, rischia di perdere la direzione.
La sua una “terza via”. Si colloca tra gli “Apocalittici”, che vedono nellIA lanticamera della catastrofe, e gli “Integrati”, persuasi dalla potenza della tecnica ma meno attenti alle sue conseguenze. Bovalino parla di una possibile “tecnologia della speranza”: uno strumento con cui migliorare la vita e provare a costruire felicit.
Il Futurismo tra macchina e responsabilit
Il punto di partenza storico il Manifesto del Futurismo del 1909. Il testo celebrava la velocit, le macchine e la trasformazione. Quella spinta, per, non apparteneva soltanto allestetica: rifletteva il trasferimento di persone e comunit verso le metropoli, le fabbriche e ritmi di produzione inediti. La macchina sembrava promettere energia. Poteva anche assorbire lindividuo.
Nel Novecento questa ambivalenza rimane riconoscibile. In “Tempi moderni”, film del 1936, Charlie Chaplin mostra loperaio inghiottito dagli ingranaggi della catena di montaggio. qui che, secondo Bovalino, il Futurismo consegna il suo avvertimento pi netto: luomo deve restare al volante e dirigere il cambiamento, non lasciarsi trascinare da esso.
Per lintelligenza artificiale, il passaggio pi utile la frase del Manifesto sull“uomo che tiene il volante”. La velocit con cui una tecnologia procede non , da sola, una misura del progresso. A darle un orientamento devono essere gli scopi, la responsabilit e la tutela della dignit e dellautonomia.
Dallintelligenza allazione artificiale
Bovalino propone di rivedere anche le parole con cui descriviamo questi sistemi. Richiamando il filosofo Luciano Floridi, separa lidea di intelligenza da quella di “agency”, vale a dire la capacit di agire. Nella sua lettura, lIA non un cervello elettronico che ragiona come una persona. piuttosto un moltiplicatore di azioni, un braccio esteso che produce effetti nelle organizzazioni e nella societ.
La distinzione porta il problema etico sul terreno concreto. Un sistema di automazione pu cambiare le mansioni e le condizioni di lavoro. Un modello generativo pu creare testi o immagini la cui attendibilit va verificata. Un algoritmo decisionale pu influire sulle selezioni, sullaccesso ai servizi o sulle valutazioni. In ciascuno di questi casi, la questione non soltanto ci che lo strumento riesce a fare. Conta anche chi ne fissa gli obiettivi e chi risponde degli esiti.
Per questo la governance pesa pi dellantropomorfismo. Attribuire alle macchine emozioni o pensiero rischia di allontanare lo sguardo dalle persone e dalle istituzioni che progettano, acquistano e utilizzano quei sistemi. La supervisione umana non un ornamento. Serve a rendere le decisioni comprensibili e gli errori correggibili.
Una terza via tra apocalisse e tecnoutopia
La proposta di Bovalino non invita n a celebrare la tecnologia n a respingerla in blocco. Chiede di valutarla caso per caso, osservando gli effetti concreti sulle persone e sulle istituzioni.
- Linnovazione aumenta davvero autonomia e dignit?
- Gli obiettivi del sistema sono comprensibili e verificabili?
- Il controllo resta nelle mani delle persone?
- Gli errori possono essere individuati, contestati e corretti?
In questa prospettiva, il Futurismo spirituale non un culto della macchina, ma un criterio per orientare il cambiamento: lIA progresso soltanto quando amplia le possibilit umane senza sostituire la responsabilit di chi la progetta e la usa.

