Da 0 a 10: la mossa del terrorizzato Marotta, l’annuncio scioccante di Conte e gli sfigati che non ‘sentono’ De Bruyne

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Da 0 a 10: la mossa del terrorizzato Marotta, l’annuncio scioccante di Conte e gli sfigati che non ‘sentono’ De Bruyne

Napoli-Lecce 2-1, il nostro da 0 a 10: la mossa del terrorizzato Marotta, l’annuncio scioccante di Conte e gli sfigati che non ‘sentono’ De Bruyne e il Politano liberato

Zero a chi non comprende, a quelli che non vedono, che sanno solo ascoltare ma non sono capaci di sentire. Quando il pallone arriva tra i piedi di Kevin De Bruyne, non c’è bisogno di guardare ciò che lui ne farà, bisogna semplicemente sentire il suono che restituisce la sfera quando viene accarezzata da quei piedi bagnati in una fonte di bellezza eterna. Se non sentite, non potrete mai capire. 

Uno l’anno di contratto che resta a Conte, che il tecnico pare intenzionato a rispettare e l’annuncio è quasi scioccante. Sarebbe una piccola novità, una variazione su un tema che si è sempre concluso con addii anticipati e velenosi. Il mister sta bene a Napoli, la sua famiglia ancora meglio. Il progetto è solido, le idee di De Laurentiis ambiziose, le casse comunque belle piene. I presupposti per lanciare un nuovo guanto di sfida al calcio dei potenti, ci sono tutti.  “M’hê ‘a credere, Partenope è cchiù bella ‘e Venere. E si è bucia, bruciateme e niente è cchiù fertile d”a cenere”.

Due gol di fila al Maradona e per un soffio non arriva il terzo. Alisson fa, sempre. Non prova, esegue. Non ci sono ragionamenti troppo articolati dietro al suo calcio, è il pallone quello di strada, quello in cui il più tecnico alla fine prevale sempre su quello meno dotato. Woody Allen descriveva così il suo rapporto col ballo: “Non so ballare… Non hai visto come si muove il mio corpo? Sembra una stampatrice”. Dovrebbe prendere lezioni dal nostro Alisson. 

Tre vittorie di fila. Tre vittorie pesanti, faticate, con dei tratti di bruttezza che saranno sicuramente oggetto di analisi. Il primo tempo di ieri, come il secondo di Verona, rappresentano uno dei punti più bassi sul piano del gioco in questa stagione. Ma questa è una stagione che non può essere valutata senza metterci almeno una ventina di asterischi. Una partita di Monopoly con le carte degli imprevisti riversate tutte su questa squadra. 

Quattro mesi ad aspettarlo e poi è come se non fosse mai andato via. De Bruyne si mette alla guida con la serenità di Kimi Antonelli, Conte urla ai compagni ‘Datela a Kevin’, che pare essere sempre la scelta migliore. Il suo calcio è fluente ‘come uno schizzo di Monet’, le sue visioni sono esplosioni sinestetiche che invadono tutte le sfere sensoriali. Vi è la percezione, accurata, di trovarsi di fronte a qualcuno che possiede in sé le chiavi del castello in cui questo gioco è stato inventato. Campione senza tempo. 

Cinque ad Anguissa, che paga un conto amarissimo. A un certo punto andava alla metà di quando andavano quelli del Lecce, sintomo che è guarito ma è ancora lontano dall’essere al top. Quando i ritmi si alzano, va in difficoltà e Conte è costretto a cambiarlo. Ha dimostrato di essere umano anche lui, di sottostare alle stesse regole che valgono per gli altri. Ti aspettiamo Frank. 

Sei a McTominay, che Conte manda a scaldarsi dopo quindici minuti solo per lanciare un segnale, come l’attimo prima di scatenate l’inferno ne Il Gladiatore. Bentornato Scott, che aggiunge tante di quelle cose lì in mezzo, come svuotare una cesta piena di giocattoli nella stanza di un bambino. Lo scozzese in questo nuovo assetto, con Kevin da sotto punta, può trovare ancor più giovamento giocando da centrocampo e sfruttando gli spazi e le visioni del belga. Le nove gare che restano serviranno per blindare la Champions, ma anche per studiare soluzioni in vista del prossimo anno. 

Sette al ragazzo della famiglia nel bosco. Billy lì in mezzo è un atipico, si muove come una trottola, cerca sempre il contatto visivo con il compagno per farsi dare il pallone e ora sta uscendo pure dalla foresta. Quella timidezza, peccato di cui si era macchiato in passato, sembra ormai svanita, pare mosso da nuove consapevolezze, sta mostrando un’attitudine alla leadership ancora tutta da scoprire. Gilmour verticalizza per Politano e il Napoli riprende in mano le sorti del suo destino. E Gilmour quelle del proprio. Da puntarci forte il prossimo anno. 

Otto alla liberazione di Politano, che come Spartaco distrugge quello ‘ZERO’ a cui era incatenato e firma il primo gol in stagione. Ci aggiunge pure il perfetto assist per Rasmus, a completare il pomeriggio da migliore in campo, o comunque quello più determinante sul risultato. Nella sua trasformazione, allontanandosi gradualmente dalla porta, ci ha messo tanta volontà, ma non poteva aver dimenticato il suo istinto primario, quello di far gol. Speriamo si sia liberato anche mentalmente da questa Ossessione: “Non è amore è una malattia. Questo maledetto feeling. Questo maledetto feeling”

Nove punti di distacco dall’Inter e qualcuno è già lì con le calcolatrici in mano a fare calcoli abbastanza bizzarri, ipotizzando clamorose e improbabili rimonte. C’è un aspetto, però, da cogliere: l’Inter in questo momento è terrorizzata. Terrorizzata. Dal Milan che potrebbe accorciare, da una beffa che sarebbe storica. Al punto che Marotta alza di nuovo la voce contro gli arbitri, così come fece dopo Napoli-Inter per il rigore a Di Lorenzo. Quelli che non si lamentavano degli arbitri, sono andati in silenzio stampa dopo l’1-1 con l’Atalanta che toglie qualche certezza al chierichetto Chivu. Grossi giochi di potere in atto, state sintonizzati e ne vedrete delle belle nelle prossime.

Dieci in campionato per Hojlund, che sale a quattordici in stagione. In un Napoli con De Bruyne e gli altri, sarebbe già comodamente a venti. Rasmus arriva puntuale al cross di Politano, Rasmus vince quasi sempre il duello col proprio marcatore. Rasmus sta investendo il proprio tempo nel centravanti che sarà, che potrà essere. Un centravanti moderno e devastante negli spazi, servirà solo avere qualche ispiratore in più a sostenere questa forza. Anche il più grande attore del mondo ha bisogno di sceneggiature solide per vincere l’Oscar. 

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