
Ci prepariamo per andare a casa e ironizziamo ognuno sulle cinque migliori “canzone 1 – lato A” di tutti i tempi scelte dagli altri (le mie: Janie Jones, dei Clash, da The Clash; Thunder Road, di Bruce Springsteen, da Born to Run; Smells like teen spirits, dei Nirvana, da Nevermind; Let’s get it on, di Marvin Gaye, da Let’s get it on; Return on the grievous angel, di Gram Parsons, da Grievous Angel. (nick hornby, alta fedeltà)
Negli ultimi giorni sono stato più volte coinvolto in una pratica che ho a cuore quanto l’insicuro e finto-cinico tassonomo Rob Gordon di Alta fedeltà: fare classifiche. Gli ultimi mesi sono stati peggiori per me o per te? È meglio campare riparando stampanti, facendo la guida turistica o un dottorato all’università? Qual è la top ten degli attaccanti più forti nella storia del Napoli? E dove si colloca Cavani? (In queste settimane circola una bufala sul ritiro del campione uruguagio, all’età di appena trentotto anni: comunque vada lo si ringrazia a nome del calcio per tutto quello che ha fatto).
Una classifica un po’ mortificante che ho proposto riguarda la gravità delle varie implicazioni che si porta dietro l’assurdo omicidio commesso da un agente dell’Ice americana (Immigration and Customs Enforcement) ai danni di una donna che aveva provato a intralciare le operazioni di questo vergognoso corpo militare, che agisce per lo più senza alcun freno e nello sprezzo totale di qualsiasi regolamento – il vicepresidente Vance ha detto che l’agente assassino godrà di “totale immunità”, una categoria giuridica conosciuta solo nella sua testa e nei film dell’agente segreto con licenza di uccidere.
Nel caso specifico, in cima al podio della gravità ho messo la narrazione ormai pacifica per cui ogni volta che c’è da mistificare qualcosa di scabroso si millanta l’esistenza di un presunto pericolo di “terrorismo interno”, pure se l’azione che si è andata a contrastare è la distribuzione di volantini o l’esposizione di uno striscione colorato tenuto in mano da vecchi e bambini.
Rispetto a questa ennesima vicenda di violenza poliziesca ho apprezzato la posizione del sindaco locale, che adeguandosi al livello del dibattito politico negli Usa ha esplicitamente, e più volte, detto agli agenti dell’Ice “di andarsene a fanculo fuori dalla città”. Belli anche i video in cui maestre e professoresse di scuola danno di matto affrontando a muso duro i militari che vogliono andarsi a prendere gli studenti cosiddetti irregolari fin dentro la classe.
(credits in nota 1)
Questa pratica, a quanto leggo, sembra non essere rara negli ultimi anni negli Stati Uniti. In contrasto a questa operazione vi sono però, per fortuna, numerosi opuscoli, diffusi da Ong e da alcune scuole persino, dal titolo: Know your rights: what to do if Ice comes to your school (“Conosci i tuoi diritti: cosa fare se l’Ice arriva nella tua scuola”). Questa la situazione:
In qualità di immigrato, ho il diritto all’istruzione?
Sì, tutti gli studenti tra i cinque e i ventuno anni hanno il diritto a un’istruzione pubblica gratuita dalla scuola primaria alla secondaria (K–12), indipendentemente dallo status di immigrazione. Secondo l’American Civil Liberties Union: “Tutti i bambini che vivono negli Stati Uniti hanno il diritto a un’istruzione pubblica gratuita”.
L’Ice può portarmi via dai locali scolastici?
Non di norma. Secondo il Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York, l’Ice non può portare uno studente fuori dai locali scolastici né interrogarlo senza il permesso del genitore o tutore dello studente, tranne nei casi in cui abbia un mandato valido oppure quando è stato commesso un reato all’interno della proprietà scolastica.
Sono obbligato a rispondere agli agenti dell’Ice?
No, hai il diritto di rimanere in silenzio. Secondo l’Immigrant Legal Resource Center, tutti i bambini, indipendentemente dallo status di immigrazione, hanno il diritto di rimanere in silenzio nelle interazioni con l’Ice. Se un agente dell’Ice cerca di parlarti a scuola o durante un evento scolastico, non parlare con lui. Avvisa immediatamente un agente per la sicurezza scolastica, il/la preside o un insegnante.
(da: mobilization for justice – traduzione mia)

Tornando alle classifiche, mi segnalano l’uscita giovedì di un articolo del Mattino che riporta i dati sui Daspo (prescrizione nata per le manifestazioni sportive, ma ormai estesa a numerosi altri ambiti come la movida, le manifestazioni politiche, o utilizzata per punire comportamenti “anomali” nel corso dei cosiddetti “grandi eventi”, la vendita ambulante irregolare di merci e altro) comminati nel 2025 dalla questura di Napoli. Sono 379: il che vuol dire che a quasi quattrocento napoletani sono stati imposti limiti alla libertà di movimento in base a provvedimenti frutto nel migliore dei casi di una indagine poliziesca, senza passare per la magistratura. Il solito Del Gaudio si preoccupa di condividere con i propri lettori il suo stupore nel ritrovare in classifica non solo parcheggiatori e ambulanti, ma “finanche” gente “rispettabile” come studenti e professionisti.
Non solo accattoni o sbandati del sabato sera, dunque, a leggere le storie che si celano dietro Daspo urbani e sportivi. Avanzano gli insospettabili. Non mancano studenti o lavoratori, finanche esponenti del mondo delle professioni. […] Studenti, qualche colletto bianco, imprenditori: sono quelli che sono stati segnalati per condotte tutt’altro che irreprensibili. (leandro del gaudio, il mattino)
Passa p’o cazzo d’e classifiche, d’e sbirri, d’e tossici razzisti comme Vasco Rossi!
‘E scoppio ‘ncuollo po’ pareo,
papà nun sta
dint’all’assemblea d’a Società
Italiana Autori Editori
(co’sang, intro)
(credits in nota 2)
Un topos della musica leggera contemporanea è il livore verso il mercato, i manager e le classifiche, responsabili dello scadimento della produzione musicale internazionale (in realtà qualche anno dopo aver scritto queste invettive la maggior parte degli autori si ritrova invischiata fino al collo dentro queste cose, ma c’è poco da colpevolizzarli: perché proprio loro dovrebbero andare avanti a cereali con l’acqua e spese nei discount, quando tutto il mondo procede compatto nella direzione opposta?).
Un passaggio chiave sul rapporto tra musicisti e mercato sta dentro Have a cigar, brano scritto nel ’75 dai Pink Floyd, che racconta il momento in cui il giovane artista/la band protagonista del disco si trova davanti per la prima volta i manager di una grossa casa discografica. I boss si entusiasmano per la canzone appena lanciata (“Uscirete con un album | Lo dovete alla gente”), gli prospettano grandi guadagni (“Ti abbiamo detto il nome di questo gioco? | Noi lo chiamiamo ‘cavalcare il treno dei soldi facili’”), gli parlano delle charts (“Avete visto le classifiche?”).
Dopo avergli ripetuto che la band è davvero fantastica – sinceramente, that’s what I think, gli chiedono, a proposito: “Ma chi di voi è Pink?”.
a cura di riccardo rosa
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¹ Una professoressa di Chicago impedisce agli agenti dell’Ice di entrare nella propria classe
² Gianni Morandi racconta di alcune telefonate con Fabrizio De Andrè dopo il successo della canzone Si può dare di più

