la-parola-della-settimana.-porta
La parola della settimana. Porta
(disegno di ottoeffe)

Devo ammetterlo: Aldo Cazzullo mi è simpatico. La sua faccia mi rasserena, o comunque quando la vedo non sento il prurito che mi attraversa il corpo se per errore mi compaiono sullo schermo i suoi colleghi paladini della sinistra democratica (da de Gregorio a Telese nessuno escluso, passando per Gruber e Gramellini, senza nemmeno contare Fazio e questo Scanzi che mi ricorda quegli accademici che studiano i movimenti sociali ma non hanno mai attacchinato un manifesto in vita loro – prendo in prestito l’espressione da -gr).

La settimana scorsa stavo guardando Una giornata particolare, che sarebbe un buon programma se non fosse per alcuni excursus no-sense sulla base di associazioni di idee discutibili, in cui si dà voce a gente discutibile – tipo Farinetti sul vino o Lino Banfi sulla morte, in una puntata sui misteri della Bibbia. Farinetti e Saviano a parte (compariva anche lui ovviamente, su Sodoma e Gomorra…), ho scoperto che uno dei fatti mitologico-religiosi a cui si appigliano gli ebrei per giustificare i loro presunti diritti sulla Palestina risale alla colonizzazione dei Cananei da parte degli Israeliti (1200 avanti Cristo, più o meno): questi ultimi, infatti, sarebbero stati autorizzati a soggiogare la popolazione a ovest del Giordano alla luce non solo della promessa di Yahveh, che gli aveva indicato quella terra, ma anche di una maledizione fatta da Noè a suo figlio Cam, e a suo nipote Canaan, dal momento che il primo, dopo aver trovato il genitore a dormire nudo e ubriaco lercio in una tenda, non l’aveva coperto con un lenzuolo.

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(l’ebrezza di noè, di michelangelo buonarroti – cappella sistina, roma)

Nel Libro di Giosuè, uno dei cosiddetti “libri storici” dell’Antico Testamento (in realtà è documentato che ci siano scritte un sacco di fandonie), si racconta la conquista della città di Ai, in terra di Canaan: su precisa indicazione del Signore, gli Israeliti attirano gli abitanti locali nel deserto per battagliare, facendo contemporaneamente entrare altri uomini in città, non appena le porte rimangono sguarnite.

Quelli di Ai videro che il fumo della città si alzava verso il cielo.[…] Giosuè e tutto Israele videro che quelli dell’agguato avevano conquistato la città e che il fumo si era levato; si voltarono dunque indietro e colpirono gli uomini di Ai. Anche gli altri uscirono dalla città contro di loro, e così i combattenti di Ai si trovarono in mezzo agli Israeliti, avendoli da una parte e dall’altra. Gli Israeliti li colpirono, finché non rimase nessun superstite o fuggiasco. […] Quando gli Israeliti ebbero finito di uccidere tutti gli abitanti di Ai, che li avevano inseguiti in campo aperto nel deserto, e tutti fino all’ultimo furono passati a fil di spada, tutti gli Israeliti rientrarono in Ai e la colpirono a fil di spada. Tutti i caduti in quel giorno, uomini e donne, furono dodicimila, tutta la popolazione di Ai. […] Giosuè incendiò Ai, riducendola a una collina di rovine per sempre […]. Fece appendere il re di Ai a un albero, fino alla sera. Al tramonto comandò che il suo cadavere fosse calato giù dall’albero e lo gettarono all’ingresso della porta della città. (libro di giosuè, capitolo 8)

Più passa il tempo, più mi accorgo di quanto impegniamo il nostro tempo a fare cose inutili, tipo preoccuparci di cosa gli altri pensano di noi, o di quello che dicono i leader di uno dei partiti più insopportabili della storia del parlamento. Eppure, seguendo una serie di associazioni di idee tipo Una giornata particolare mi sono ritrovato a fare un conteggio, e ho scoperto che negli ultimi trent’anni avrò passato più o meno centocinquantamila minuti (circa centocinque giornate) a difendere una porta, attaccandone raramente un’altra.

(credits in nota 1)

A mia discolpa va detto che la decisione la presi per caso, quando avrò avuto più o meno otto anni. In quel periodo l’allenatore mi schierava testardamente all’ala destra, finché in una partita in cui non avevamo nemmeno un difensore mi spostarono dietro e le cose cominciarono ad andare meglio. Sliding doors, lo chiamano gli anglofoni dalla fine degli anni Novanta (grazie a un iconico film che diede un senso figurato a un’espressione che significava altro), indicando un momento apparentemente insignificante che può cambiare il corso dei fatti, o la vita di una persona. Le porte scorrevoli, in linguaggio politico, sono infatti porte (e poltrone) di altro genere: l’espressione fa riferimento al passaggio di un alto esponente istituzionale ai vertici di aziende private che agiscono nello stesso campo in cui egli aveva operato fino a poco prima come attore pubblico.

Il più irritante […] è stato quello dell’ex ministro degli interni, Marco Minniti, che ha assunto la presidenza dalla nuova fondazione Medi Or promossa dal gruppo di tecnologie militari Leonardo […]. Parole chiave: difesa, sorveglianza, intelligence, confini, tradotte nello statuto Medi Or in formazione e scambio culturale con i paesi africani e medio orientali. Minniti aveva lasciato il seggio di deputato del Pd alla Camera alla fine del mese di febbraio 2021 per andare a presiedere la nuova fondazione di Leonardo, ex Finmeccanica, partecipata dallo Stato che opera nei settori di difesa, aerospazio, sicurezza. […] Il caso più recente è quello di Andrea Urbani, che a luglio 2022 ha lasciato l’incarico di direttore generale della programmazione del ministero della salute, per andare a ricoprire il ruolo di amministratore delegato dell’IRCCS San Raffaele di Milano, uno dei maggiori ospedali privati italiani con un fatturato annuo vicino a due miliardi di euro, come già avevano fatto altri ex ministri: Angelino Alfano, presidente del Gruppo ospedaliero milanese San Donato dal 2019 e – ancor più grave per il suo ulteriore ruolo come governatore della Lombardia, regione che rappresenta un Eldorado per la sanità privata in Italia […] – Roberto Maroni, entrato nel Cda del San Donato nel 2020. (enzo ferrara, altronovecento)

(credits in nota 2)

Forse è un po’ banale, ma per preparare la rubrica di questa settimana dovevo mettermi a riascoltare i Doors.

Mi è servito almeno, il latrato di Edip-orrison – che voleva farla finita uccidendo il padre e andando a letto con la madre –, per impormi un obiettivo per questo nuovo anno: pensare (citando il mitico Yogi Barra: consiglio a tutti la sua storia) che non è finita finché non è veramente finita. Buon 2026 a tutti i lettori.

a cura di riccardo rosa

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¹ Zdenek Zeman asfalta Massimo Mauro dopo un Napoli-Cagliari (3-3) del 2014

² Sara Grattogi sull’ennesimo scandalo all’ospedale privato San Raffaele di Milano, Uno Mattina News, 10 dicembre 2025

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