Milano-Cortina 2026. Il Grande Gioco olimpico e le Utopiadi

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Milano-Cortina 2026. Il Grande Gioco olimpico e le Utopiadi
(immagine da: il grande gioco. milano-cortina, il rovescio delle medaglie)

Dal 6 al 22 febbraio 2026 Milano e parte dell’arco alpino tra la Valtellina e Cortina d’Ampezzo ospiteranno la venticinquesima edizione dei Giochi olimpici invernali. Un grande evento su cui si è scatenata una fitta propaganda secondo cui le Olimpiadi sarebbero un’occasione unica per lo sviluppo dei territori coinvolti e la crescita della reputazione turistica dell’Italia.

Memori di Expo2015, associazioni, comitati e collettivi attivi tra montagne e città, tra cui Off Topic, hanno elaborato negli ultimi anni un discorso critico sulle nocività connesse al grande evento, in opposizione alle narrazioni dominanti. Osservando il recente passato, il presente e le ipotesi di futuro di territori divenuti mera scenografia olimpica si vedono in azione logiche speculative volte a massimizzare il consumo di suolo, aumentare le disuguaglianze e far perdere terreno a quel che resta della città pubblica.

L’esigenza di organizzarsi contro il modello di sviluppo connesso con i Giochi olimpici e per uno sport che sia veramente popolare ha dato vita al Comitato Insostenibili Olimpiadi (CIO), che da tre anni promuove analisi e mobilitazioni tra Milano e l’arco alpino.

Tra le principali criticità individuate nel dossier olimpico: sette miliardi di euro di investimenti prevalentemente pubblici utili a foraggiare il privato – a Milano, il dominus COIMA ma anche Covivio, Prada e CTS Eventim – e che rispondono solo in minima parte alle istanze degli abitanti. Grandi infrastrutture per il trasporto su gomma che rendono più semplice il trasporto merci e l’accesso alla montagna per chi vive in città, ma che in larga parte non saranno nemmeno pronte per le Olimpiadi. E ancora: nessun nuovo impianto sportivo lasciato in eredità, nessuna nuova pista del ghiaccio, un piano di smantellamento della società comunale MilanoSport e di vari impianti pubblici a favore di un modello di pratica sportiva intesa come fitness e wellness a caro prezzo. Un’idea di performance individuale a discapito di occasioni per creare comunità e relazioni attraverso uno sport che sia accessibile e popolare. Questo grande evento, come altri che l’hanno preceduto, conferma di essere uno strumento di erosione del diritto alla città e di semplificazione procedurale di opere complesse per le quali, nella maggior parte dei casi, non si richiede nemmeno di presentare valutazioni sull’impatto ambientale.

UN FILM E UNA RETE
Nell’indagare questi temi, il CIO si è interrogato su quali strumenti fossero più adatti per realizzare un’iniziativa che potesse coinvolgere la popolazione interessata dagli impatti delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e non solo gli addetti ai lavori. È nata così la proposta di realizzare un prodotto audiovisivo in grado di svilupparsi insieme al percorso politico e capace di suscitare curiosità per il tema. Un’occasione per accrescere la rete di relazioni senza la quale ogni attività che si ritiene di base diventa mera questione da tavolo. Il laboratorio per la realizzazione di un film sulle Olimpiadi, proposto in seno a Off Topic e sviluppato nell’alveo del CIO, si è interrogato fin dall’inizio sulle possibili forme del prodotto, cercando di rendere possibili anche le ipotesi più fantasiose. Il campo da gioco che ha ospitato la realizzazione del film si è definito fin da subito nella dialettica realtà/finzione, promozione territoriale/bisogni dei cittadini, barbarie/soluzioni percorribili. Nel far west del liberalismo gli attori che hanno promosso quest’avventura hanno intrapreso duelli contro personaggi di finzione prodotti dalla rigenerazione urbana, hanno risignificato porzioni di territorio e hanno camminato sui sentieri tortuosi della sfiducia nel presente e nel futuro, così come su quelli reali dei territori investiti delle Olimpiadi.

Davanti alla campagna propagandistica a cinque cerchi atta a vendere un’ideologia esposta in forma di render, la scommessa è stata come presentare la parte di realtà nascosta, sottovalutata o contraffatta. La città brillante e verticale presentata tramite i render posizionati sul perimetro dei cantieri dei grandi progetti ha lasciato il posto alle zone d’ombra, ai palazzi e alle strutture abbandonate, ai nuovi quartieri in cui vecchi e nuovi abitanti si incrociano mettendosi in relazione. All’idea della città dei grattacieli con quartieri attrattivi abbiamo contrapposto l’abbandono di strutture frutto non dell’apocalisse zombie ma della fine dell’intervento pubblico a fini redistributivi.

(il grande gioco. milano-cortina: il rovescio delle medaglie | trailer) 

Mentre il progetto avanzava abbiamo conosciuto le storie del comitato abitanti zona 4 e di altri quartieri popolari coinvolti, dei piccoli commercianti, degli occupanti della piscina Scarioni, dei partecipanti al World Congress for Climate Justice. Ci siamo interfacciati con le associazioni dei territori montani per comprendere e comunicare un disagio nato dall’ingerenza della città e dei suoi bisogni sul fragile equilibrio montano. Abbiamo trovato ovunque spunti in grado di arricchire le mobilitazioni del CIO. Abbiamo appreso cose nuove da nuovi punti di vista, anche in dialogo con volti più noti della critica alle politiche urbane o per le terre alte come Duccio Facchini, Lucia Tozzi e Marco Albino Ferrari, presenti nel film.

Il documentario Il Grande Gioco, reso possibile grazie a una raccolta fondi e ora distribuito da OpenDDB, è l’esito di un processo partecipato anche da chi non ha avuto la possibilità di seguire ogni passo della realizzazione, ma che in questo modo si è avvicinato alla mobilitazione. Proprio la presentazione del film in città e territori coinvolti dalle Olimpiadi e più in generale in tutto il Nord Italia a partire dallo scorso dicembre, con fughe che hanno raggiunto anche la dorsale appenninica fino a Roma, ha dato slancio al percorso politico sviluppato intorno ai temi del diritto alla città, del valore dello sport popolare e del rispetto per i territori montani. A oggi contiamo quasi cinquanta proiezioni. L’intenzione, superato l’appuntamento olimpico ormai alle porte, è di proseguire il viaggio in altri territori in lotta in Italia e non solo.

VERSO LE UTOPIADI
Nell’autunno 2024 il CIO ha promosso la prima edizione delle Utopiadi attraverso una serie di mobilitazioni e l’occupazione temporanea di un importante impianto sportivo in disuso. ll riferimento sono le Utopiadi che si sarebbero dovute svolgere a Barcellona nel 1936, come esplicita critica alle Olimpiadi organizzate per quell’anno a Berlino, nel contesto del Terzo Reich. Le Utopiadi di Barcellona non videro la luce a causa del golpe franchista e dell’inizio della guerra civile in Spagna, ma l’impresa ha continuato a ispirare movimenti di critica e contestazione ai Giochi olimpici ufficiali. Per questo il CIO promuove una nuova edizione delle Utopiadi per le giornate dal 5 all’8 febbraio, a Milano, con contestazioni diffuse, parate di quartiere, un corteo nazionale contro le Olimpiadi e la loro eredità e due giornate dedicate allo sport popolare.

Le Utopiadi si propongono come momento di convergenza per i movimenti che desiderano andare in direzione opposta rispetto al nuovo ciclo economico condotto da poteri repressivi, razzisti e bellicisti, che non offrono spazio ad alcun contradditorio e hanno disseminato nelle due settimane olimpiche chiusure di scuole, imposizione della DAD, protocolli sindacali che rendono tecnicamente impossibili gli scioperi, come nel caso di ATM, e zone rosse a delimitare confini interni alla propria città. Dal 5 febbraio, data in cui inizieranno le contestazioni in città, fino all’8, data di chiusura delle Utopiadi, attendiamo a Milano tutte le persone che hanno intenzione di ricostruire un mondo in cui le macerie si accumulano, che a parole difende la pax olimpica ma che nei fatti si presenta con la sua faccia da guerra. Estendiamo quindi l’invito ad attraversare le Utopiadi e costruire con noi comunità resistenti: contro Daspo urbani e zone rosse, sicurezza “privatizzata” in mano all’ICE e alle polizie militari di mezzo mondo, scuole chiuse e divieto di sciopero per non disturbare il grande evento e il suo turismo tossico. Riprendiamoci la città, liberiamo le montagne. Le nostre vite non sono un gioco! (laboratorio politico off topic)

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QUI il comunicato di lancio delle Utopiadi e aderire al corteo nazionale di sabato 7 febbraio

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