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Nel metaverso c’è aria di sbaracco

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Questa settimana Meta ha comunicato che a partire dal 15 giugno Horizon Worlds, un videogioco per la realtà virtuale, non sarà più accessibile agli utenti usando gli appositi visori, ma solo da dispositivi mobili. Poche ore dopo Andrew Bosworth, il capo della divisione di Meta che si occupa di realtà virtuale, ha parzialmente smentito la notizia, dicendo che Horizon Worlds rimarrà disponibile, almeno «nell’immediato futuro».

Il susseguirsi di dichiarazioni contrastanti, però, è di per sé indicativo. Horizon Worlds era al centro della strategia di Meta per il metaverso, la tecnologia immersiva su cui Mark Zuckerberg aveva scommesso al punto da rinominare l’intera azienda, nel 2021, e che da tempo è in crisi. Come ha scritto il New York Times, con i fatti di questi giorni, il metaverso per come l’aveva concepito Zuckerberg è da considerarsi finito.

Già a gennaio, infatti, la divisione Reality Labs aveva dovuto ridurre di circa il 10 percento il personale e aveva interrotto lo sviluppo di nuovi prodotti, tra cui l’app di fitness Supernatural, un tempo considerata tra le più promettenti. Meta ha assicurato di non voler abbandonare il settore, ma solo di riorganizzare le sue diverse proprietà: in particolare, separare il videogioco Horizon Worlds dalla piattaforma Quest VR, che raccoglie tutti i giochi disponibili per i visori Meta Quest, di proprietà del gruppo.

Si tratta comunque di un significativo cambio di direzione per un’azienda che, secondo alcune stime, ha investito più di 70 miliardi di dollari nel metaverso. Come ha detto lo stesso Bosworth, oggi i visori Quest sono i più diffusi nel settore ma «l’industria della realtà virtuale non è cresciuta tanto né così rapidamente come speravamo».

– Leggi anche: Cos’è rimasto nel metaverso

L’interesse di Zuckerberg per la realtà virtuale risale al 2014, quando Facebook acquisì Oculus VR, una startup del settore. Nel 2021, prima ancora di cambiare il nome in Meta, Zuckerberg dichiarò con entusiasmo che nel giro di pochi anni le persone avrebbero cominciato a vedere Facebook come «un’azienda che fa il metaverso», e non social media. Seguirono anni di ingenti investimenti, i cui risultati furono tuttavia scarsi: gli utenti che accedevano a Horizon Worlds si ritrovavano rappresentati da avatar molto rozzi (quello di Zuckerberg stesso divenne virale proprio per il suo aspetto stilizzato) e si muovevano in ambienti virtuali di scarsa qualità, specie in confronto ai videogiochi moderni.

Durante la pandemia, l’interesse per il metaverso si unì a quello per le criptovalute, creando il fenomeno del Web3, un’ipotetica versione della rete che avrebbe usato realtà virtuale e servizi basati sulla blockchain per offrire nuovi tipi di esperienze agli utenti. Con la fine dell’emergenza pandemica, sia il Web3 che il metaverso passarono definitivamente in secondo piano: quando lo youtuber ColdFusion visitò Horizon Worlds, alla fine dell’anno scorso, vi trovò solo 900 utenti collegati.

I tagli al metaverso erano quindi attesi da tempo, anche perché, nel frattempo, Meta ha intensificato gli investimenti e gli sforzi nell’intelligenza artificiale, spinta in parte dal grande successo di ChatGPT. L’anno scorso Zuckerberg ha assunto molti ricercatori nel campo delle AI da aziende come OpenAI, arrivando a offrire 100 milioni di dollari per un singolo specialista, con l’obiettivo di sviluppare una non meglio precisata «superintelligenza».

Meta comunque non mente quando dice di non voler abbandonare del tutto il settore. Il metaverso, infatti, rappresenta solo una delle molte applicazioni possibili della realtà virtuale e aumentata – una delle più complesse, peraltro, perché comporta la creazione di un intero mondo con cui sostituire quello reale.

Negli ultimi anni, inoltre, Meta ha raggiunto un successo inaspettato con i suoi occhiali tecnologici (detti anche “smart”) prodotti in collaborazione con EssilorLuxottica, multinazionale italo-francese dell’occhialeria. Si tratta di dispositivi simili ai comuni occhiali da vista e da sole, con cui gli utenti possono registrare video o interagire con l’assistente vocale di Meta AI, e su cui l’azienda punta sempre di più

– Leggi anche: Gli occhiali tecnologici di Meta sorprendentemente vendono

Lo scorso settembre Zuckerberg ha presentato i Meta Ray-Ban Display, un paio di occhiali che ricordano i vecchi Google Glass, e sono in grado di proiettare immagini sulle lenti, visibili solo all’utente. È quindi probabile che gli sforzi che un tempo Meta riservava al più ampio progetto del metaverso verranno indirizzati verso il potenziamento di dispositivi simili.

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