“Se arriva Allegri, non guarderò il Napoli”: la questione filosofica sul tifo

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“Se arriva Allegri, non guarderò il Napoli”: la questione filosofica sul tifo

Ne stiamo leggendo tanti di messaggi come questo sui social e, sinceramente, si fa fatica a capirli e ancora di più a condividerli.

“Se arriva Allegri, non guarderò il Napoli”. Ne stiamo leggendo tanti di messaggi come questo sui social e, sinceramente, si fa fatica a capirli e ancora di più a condividerli. Perché una domanda credo sia inevitabile: il tifoso per cosa tifa davvero? Per le proprie idee calcistiche? Per un determinato allenatore? Per l’intrattenimento? Per uno stile di gioco? Oppure tifa per una maglia, per dei colori, per un senso di appartenenza che dovrebbe andare oltre chi, in un determinato momento storico, siede in panchina?

L’arrivo di Allegri al Napoli e la questione filosifica

Gli allenatori passano. I calciatori passano. I dirigenti passano. La maglia resta. Che sulla panchina del Napoli ci sia Allegri, Italiano, Conte, Sarri o chiunque altro, il Napoli continua a essere il Napoli. E il rapporto tra una squadra e il suo popolo dovrebbe essere qualcosa di più profondo rispetto a una semplice simpatia per una filosofia di gioco. Leggendo certi commenti, si ha l’impressione che molti si siano innamorati di un’idea di calcio più che del Napoli stesso. Come se il tifo fosse diventato una questione estetica: mi piace, quindi seguo; non mi piace, quindi smetto. Ma il tifo, almeno per come l’abbiamo sempre vissuto, è un’altra cosa. Forse è anche una questione generazionale. Forse chi ha conosciuto soltanto il Napoli delle coppe europee, dei grandi acquisti e delle lotte al vertice fatica a comprendere cosa significhi sostenere una squadra a prescindere da tutto.

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