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A Treviso nasce il primo divieto italiano alluso di ChatGPT e IA nelle scuole. Larticolo analizza decisione, motivazioni, implicazioni su privacy, didattica, responsabilità degli istituti e possibili sviluppi futuri.
La Giunta comunale di Treviso ha approvato il 1 settembre 2026 un regolamento sullimpiego dellintelligenza artificiale negli uffici dellente. Al regolamento si affianca un codice etico: le piattaforme non autorizzate vengono sottoposte a limiti precisi e agli strumenti automatici vietato produrre effetti giuridici sui cittadini. Da qui nato il titolo secondo cui Treviso sarebbe il primo comune italiano ad avere vietato ChatGPT e lintelligenza artificiale nelle scuole. Il provvedimento, letto per intero, dice per altro. Non riguarda direttamente le scuole: disciplina il personale comunale e i sistemi usati dallamministrazione.
La scelta nasce da un rischio concreto. Dipendenti e uffici potrebbero caricare dati personali, informazioni riservate o documenti amministrativi su chatbot gratuiti, privi di controlli da parte dellente. Per consentire comunque le prove, il Comune ha previsto una sandbox, vale a dire un ambiente separato nel quale testare lIA con dati fittizi o anonimizzati.
Ca Sugana non ha quindi rinunciato alla sperimentazione digitale. Ha tracciato una linea tra gli impieghi che possono essere verificati e luso individuale di servizi online sui quali lamministrazione non ha controllo.
Che cosa ha approvato il Comune di Treviso
Il provvedimento approvato dalla Giunta nel settembre 2026 riunisce due elementi: un regolamento per limpiego dei sistemi di intelligenza artificiale e un codice etico collegato alle attivit comunali. La disciplina porta nellorganizzazione dellente i principi europei sulla gestione dellIA. Tra questi rientrano la trasparenza, la sicurezza, la supervisione umana e la protezione dei dati.
Il codice prende in esame gli strumenti generativi che, partendo dalle richieste degli utenti, producono testi, report, analisi o altri contenuti. ChatGPT il servizio pi conosciuto, ma non lunico interessato dalle regole. Rientrano nello stesso perimetro anche altri chatbot, gli assistenti virtuali, le piattaforme per lanalisi dei dati e gli applicativi dotati di funzioni generative.
Il punto da cui partire semplice: un contenuto prodotto automaticamente non equivale a una decisione del Comune. Un testo generato dallIA resta una bozza tecnica da controllare. Va letto, corretto e validato prima di poter essere utilizzato in un procedimento.
La verifica spetta a un funzionario responsabile, che conserva la responsabilit dellatto e deve controllarne accuratezza, completezza e conformit alle norme. La fluidit della scrittura non basta. Neppure una struttura apparentemente convincente rende attendibile una risposta automatica.
Il codice etico esclude anche gli automatismi capaci di produrre conseguenze giuridiche per la cittadinanza. Una macchina pu ordinare le informazioni o preparare una prima elaborazione. Non pu sostituire il procedimento amministrativo, la valutazione dellufficio o la firma della persona competente.
Il significato reale del primato italiano
Dire che Treviso il primo comune italiano ad avere vietato ChatGPT richiede qualche precisazione. Il primato pu riferirsi alladozione di uno dei primi regolamenti comunali organici sullintelligenza artificiale, approvato da una Giunta insieme a un codice etico e a procedure operative dedicate.
Questa definizione non coincide con un divieto nazionale. Tantomeno con una messa al bando dellIA in ogni ambito della vita pubblica.
La delibera riguarda lorganizzazione del Comune, i dipendenti, i sistemi informatici dellente e il trattamento delle informazioni amministrative. Non impone automaticamente un divieto agli studenti, agli insegnanti o alle famiglie. Non modifica i regolamenti delle scuole e non pu prendere il posto delle decisioni dei dirigenti scolastici, dei collegi dei docenti o dei consigli distituto.
| Ambito | Effetto del provvedimento |
| Uffici comunali | Regole sulluso dei sistemi di IA da parte del personale |
| Dati amministrativi | Divieto di inserire informazioni riservate in piattaforme non autorizzate |
| Sperimentazione | Utilizzo di una sandbox con dati fittizi o anonimizzati |
| Decisioni pubbliche | Obbligo di controllo e firma da parte di un funzionario |
| Scuole del territorio | Nessun divieto automatico imposto dal Comune |
La questione dunque semantica, ma anche giuridica. Treviso non ha bandito lintelligenza artificiale dalla citt e non ha stabilito una norma scolastica valida per tutti gli istituti. Ha regolato il modo in cui lamministrazione comunale deve usare questi strumenti quando gestisce dati e procedimenti pubblici.
Perch il Comune teme luso incontrollato
La motivazione ufficiale richiama il rischio di una Shadow AI negli uffici pubblici. Lespressione descrive luso autonomo di software e servizi online da parte dei dipendenti, senza autorizzazione preventiva, valutazione tecnica o conoscenza precisa del trattamento riservato alle informazioni inserite.
Lo scenario facile da immaginare. Un dipendente usa un chatbot gratuito per sintetizzare una pratica, correggere una comunicazione o preparare una relazione. Nel testo, per, possono comparire nomi, indirizzi, dati sanitari, informazioni economiche, dettagli su procedimenti oppure altri elementi riconducibili a una persona. A quel punto il contenuto rischia di uscire dallambiente controllato dellente.
La questione non si limita alla possibile conservazione dei dati. I sistemi generativi possono rielaborare le informazioni, farle transitare attraverso infrastrutture collocate in Paesi differenti, usarle per migliorare i modelli o restituire risposte che lutente non in grado di verificare. Le condizioni variano in base al servizio, al tipo di account e alle impostazioni scelte dallorganizzazione.
Per una pubblica amministrazione le conseguenze possono essere pi ampie di quelle legate a un uso privato. Se un chatbot commette un errore in una conversazione personale, lutente pu accorgersene e correggerlo. Se lo stesso errore finisce in un parere, in una comunicazione ufficiale o in un atto amministrativo, pu danneggiare un cittadino, provocare un contenzioso o indebolire la fiducia nel servizio.
Il Comune richiama anche le cosiddette allucinazioni dellIA. Sono risposte formulate con sicurezza, ma contenenti dati inesatti, riferimenti inventati o interpretazioni sbagliate. Un testo ben scritto, dunque, non per questo un testo corretto.
Il regolamento chiede che ogni risultato venga sottoposto a controllo umano. Loutput non diventa attendibile perch appare ordinato o perch usa un linguaggio preciso.
Il divieto riguarda le piattaforme gratuite
La stretta non si estende a ogni forma di intelligenza artificiale. Il criterio scelto dal Comune distingue gli strumenti autorizzati dai servizi usati liberamente sul web. Le piattaforme gratuite e non omologate sono sottoposte a una limitazione rigorosa quando il loro impiego comporta il trattamento di informazioni dellente o dei cittadini.
Anche laccesso a un sistema a pagamento, o progettato per luso professionale, non basta da solo a garantire la sicurezza. Occorre esaminare il contratto, le impostazioni, la gestione degli account, le modalit di conservazione dei dati, i tempi di cancellazione e le responsabilit distribuite tra fornitore e amministrazione.
Prima di autorizzare un sistema, lufficio deve quindi sapere:
- quali dati possono essere inseriti;
- chi tratta le informazioni trasmesse;
- se i contenuti vengono conservati o riutilizzati;
- quali misure di sicurezza sono disponibili;
- chi verifica le risposte prodotte;
- quale funzionario risponde dellutilizzo finale.
La logica non vietare la tecnologia perch tecnologia. Il problema un altro: evitare che un servizio scelto da un singolo dipendente diventi, senza approvazione, parte dellinfrastruttura digitale del Comune.
La sandbox per fare test senza dati reali
Il Comune di Treviso ha previsto una sandbox, cio un ambiente separato dalla rete operativa dellente. Qui possibile sperimentare i sistemi di intelligenza artificiale senza collegare i test ai database reali dellamministrazione.
Dentro questo spazio non devono finire archivi con dati personali n documenti autentici. Le simulazioni devono utilizzare informazioni fittizie, artificiali oppure adeguatamente anonimizzate. La separazione riduce il rischio che un errore di configurazione o un accesso non autorizzato coinvolga i sistemi ordinari del Comune.
La stessa impostazione pu essere adottata da scuole, aziende sanitarie e altri enti pubblici, ma non basta predisporre un ambiente separato per rendere sicuro un chatbot. Servono gestione degli accessi, registrazione delle attivit, controllo tecnico e una procedura con cui valutare i risultati.
Per un ente locale la sperimentazione isolata ha anche una ricaduta organizzativa. Permette di capire quali attivit possono ricevere un supporto dallIA, quali dati devono rimanere esclusi e quali verifiche sono necessarie prima di trasferire un applicativo nella produzione.
La distinzione tra test e attivit ordinaria diventa cos una regola pratica. Prima si lavora con dati costruiti o anonimizzati; solo dopo, e sulla base di controlli, si valuta se uno strumento possa essere usato dallamministrazione.
Che cosa centrano davvero le scuole
Il richiamo alle scuole nasce dalla particolare delicatezza delle informazioni che gli istituti trattano. Nei loro archivi possono comparire dati relativi a minori, famiglie, condizioni di salute, disabilit, valutazioni, assenze e vicende personali. Un uso non controllato di ChatGPT o di strumenti analoghi pu esporre informazioni che richiedono cautele specifiche.
Il provvedimento di Treviso, per, non indica un numero di scuole interessate e non elenca istituti sottoposti a un divieto comunale. La ragione giuridica: lambito scolastico non il destinatario diretto della delibera della Giunta. Le scuole sono istituzioni autonome e stabiliscono le proprie regole attraverso gli organi competenti.
Il Comune pu intervenire sui servizi di propria competenza, sugli edifici, sulle infrastrutture, sui progetti territoriali e sui rapporti amministrativi con gli istituti. Non pu decidere unilateralmente il contenuto della didattica n sostituire il dirigente scolastico nella regolazione delle attivit interne. La gestione educativa e organizzativa delle scuole segue le norme statali sullautonomia scolastica.
Questo non esclude ogni rapporto con la tutela degli studenti. Nei servizi collegati alla scuola, come trasporto, refezione, assistenza e gestione amministrativa, il Comune pu trattare dati di minori. Le regole sullIA possono quindi incidere indirettamente su questi processi, in particolare quando un applicativo viene usato da uffici comunali che collaborano con gli istituti.
La differenza va tenuta ferma: una regola interna agli uffici del Comune non diventa, per il solo fatto di esistere, una norma rivolta alle classi o ai docenti.
Gli istituti possono adottare regole autonome
Le scuole possono disciplinare luso dellintelligenza artificiale nei regolamenti distituto, nel patto educativo, nelle regole sulla valutazione o in documenti specifici approvati dagli organi collegiali. Le disposizioni possono riguardare i docenti, il personale amministrativo e tecnico, gli studenti e le famiglie.
A Treviso esiste gi un precedente scolastico, distinto dallatto comunale. Il Liceo Artistico Statale di Treviso ha approvato il 17 dicembre 2025 un regolamento sullutilizzo dellintelligenza artificiale, con delibera del Consiglio dIstituto. Il documento affronta trasparenza, tutela dei dati, responsabilit, formazione, prevenzione del plagio e possibili conseguenze disciplinari.
Il regolamento del liceo mostra che una disciplina scolastica pu precedere o affiancare quella comunale. Non coincide con essa. Un istituto pu consentire lIA per determinati esercizi, chiedere agli studenti di dichiararne luso negli elaborati oppure vietarla durante verifiche e prove individuali.
Unaltra scuola pu scegliere una soluzione diversa, in rapporto allet degli studenti, agli indirizzi di studio e ai progetti didattici. Non esiste, perci, una singola regola applicabile indistintamente a tutti gli istituti del territorio.
Il confronto corretto non tra Treviso e le scuole italiane come se fossero soggetti sottoposti alla stessa disciplina. Occorre distinguere tra amministrazione comunale, singoli istituti, Ministero dellIstruzione e del Merito e autorit per la protezione dei dati.
Le indicazioni nazionali per lintelligenza artificiale
Nel 2025 il Ministero dellIstruzione e del Merito ha pubblicato linee guida per lintroduzione dellintelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche. Il documento indica unadozione graduale, consapevole e sicura, nel rispetto dellautonomia delle scuole e della protezione dei dati personali.
Le indicazioni ministeriali non sono unautorizzazione senza condizioni. Prima di usare un sistema, la scuola deve valutarne lo scopo, la proporzionalit del trattamento e la sicurezza. Deve anche informare gli interessati e mantenere un controllo umano.
Il dirigente scolastico, in quanto rappresentante legale dellistituto, deve considerare gli obblighi stabiliti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati. La scelta di un applicativo non pu quindi essere separata dalle responsabilit dellistituzione e dalle modalit con cui vengono trattate le informazioni.
Il Regolamento europeo sullintelligenza artificiale, il Regolamento UE 2024/1689, prevede misure per promuovere un livello sufficiente di alfabetizzazione sullIA tra le persone che utilizzano questi sistemi per conto di unorganizzazione. Nella scuola il principio riguarda docenti, personale e altri soggetti impegnati nelle attivit didattiche o amministrative.
La direzione europea non consiste nel bloccare gli strumenti in ogni circostanza. Chiede piuttosto competenze per riconoscere errori, rischi discriminatori, contenuti manipolativi, uso improprio dei dati e limiti delle risposte automatiche.
La tutela dei minori e della privacy
Il Garante per la protezione dei dati personali ha richiamato pi volte i rischi dei sistemi generativi quando vengono utilizzati da minori o trattano informazioni riferibili a bambini e ragazzi. Le scuole devono spiegare con chiarezza come vengono trattati i dati e adottare misure di sicurezza adeguate.
Un ragazzo pu inserire in una conversazione il proprio nome, raccontare una difficolt familiare, descrivere una condizione medica o caricare un documento scolastico senza rendersi conto delle conseguenze. Linterfaccia conversazionale rende loperazione immediata. Non mostra sempre, per, dove finiscano i dati e chi possa accedervi.
Per questo la prudenza deve concentrarsi anzitutto sulle informazioni personali. Un esercizio basato su un testo pubblico e privo di dati identificativi presenta un rischio diverso dalla richiesta di analizzare il profilo di uno studente o correggere un elaborato che contiene nome, classe e riferimenti individuali.
La scuola deve considerare anche gli errori nelle valutazioni. Un modello generativo non dovrebbe decidere autonomamente voti, ammissioni, sanzioni disciplinari o interventi educativi individuali. Si tratta di attivit che incidono sui diritti e sugli interessi degli studenti e richiedono una valutazione umana, documentabile.
Il controllo umano non una formalit da aggiungere alla fine. Serve a capire se il risultato automatico pertinente, se contiene errori e se pu essere utilizzato senza danneggiare la persona cui si riferisce.
Che cosa cambia per un insegnante
Un insegnante che lavora in una scuola del territorio di Treviso non riceve automaticamente lordine di eliminare ChatGPT dal proprio computer. Deve per conoscere le regole dellistituto e distinguere luso personale da quello collegato alla scuola.
In assenza di unautorizzazione specifica, la scelta pi prudente non inserire nei chatbot:
- nomi e cognomi degli studenti;
- indirizzi, recapiti e identificativi personali;
- informazioni sanitarie o relative alla disabilit;
- valutazioni, note disciplinari e profili individuali;
- documenti inviati dalle famiglie;
- materiali che consentano di riconoscere un minore.
Quando il regolamento scolastico lo permette, lIA pu aiutare a preparare una prima traccia di lezione, a proporre esercizi differenziati su contenuti anonimi, a suggerire domande o a confrontare stili di scrittura. Il docente resta responsabile del materiale distribuito alla classe.
Prima di usarlo, deve controllare laccuratezza delle risposte, correggere gli errori e verificare che non contengano stereotipi. Un testo generato dal sistema non pu essere trasferito agli studenti senza lettura e revisione.
Quando limpiego riguarda unattivit didattica, opportuno spiegare agli studenti quale funzione svolge lo strumento. Usare un chatbot per analizzare i limiti di una risposta automatica diverso dal delegargli lintera stesura di una spiegazione e presentarla come prodotto del docente senza alcun controllo.
Che cosa cambia per uno studente
Per gli studenti la regola non deriva dalla delibera comunale. Dipende dal regolamento della scuola e dalle indicazioni dellinsegnante. ChatGPT pu essere autorizzato per una ricerca, limitato alla revisione di un testo oppure vietato durante una verifica.
Consegnare un testo generato dallIA come se fosse interamente personale pu violare le regole sulla correttezza scolastica. Il problema non soltanto il plagio nel senso tradizionale del termine. Un elaborato prodotto automaticamente pu contenere errori, citazioni inesistenti o argomentazioni che lo studente non ha realmente compreso.
Quando luso consentito, lo studente dovrebbe:
- non inserire dati personali propri o di altre persone;
- utilizzare informazioni pubbliche e non riservate;
- controllare ogni risposta attraverso libri, lezioni e fonti attendibili;
- segnalare limpiego dello strumento quando richiesto;
- riformulare e comprendere il contenuto prodotto;
- rispettare il divieto previsto durante verifiche e prove.
La trasparenza pu entrare nella valutazione. Un docente pu chiedere di allegare le domande rivolte al chatbot, descrivere le modifiche apportate oppure spiegare oralmente il percorso seguito.
In questo modo lintelligenza artificiale diventa un oggetto di analisi e verifica, invece di sostituire il lavoro di apprendimento.
Le posizioni di chi sostiene la stretta
Chi sostiene il regolamento comunale considera la protezione dei dati il punto di partenza per qualunque innovazione. Una pubblica amministrazione non pu lasciare a ogni dipendente la scelta del servizio, delle impostazioni e delle modalit di trattamento delle informazioni.
La stretta condivisa anche da chi teme che luso libero dei chatbot renda invisibile il trasferimento dei dati. In un ambiente scolastico la presenza di minori aumenta la necessit di cautela. La semplicit dellinterfaccia non deve far dimenticare che una richiesta pu contenere informazioni sensibili o permettere di identificare una persona.
Unaltra ragione riguarda la responsabilit. Se un documento generato automaticamente contiene un errore, il cittadino deve poter sapere quale ufficio lo ha verificato e quale persona ne risponde. La supervisione umana serve a evitare che lapparente neutralit di un algoritmo nasconda una decisione mai controllata.
Per questa posizione, il Comune non deve impedire ogni sperimentazione. Deve stabilire chi pu usare un servizio, con quali dati e sotto quale responsabilit.
Le critiche al rischio di frenare la didattica
Chi teme un freno alla didattica digitale osserva che un divieto generico pu spostare luso dellIA fuori dalla scuola. Gli studenti continuerebbero a utilizzare questi strumenti, ma senza istruzioni e senza il confronto con gli insegnanti.
Una politica soltanto proibitiva rischia anche di accentuare le differenze tra gli studenti. Chi ha famiglie pi informate o pu frequentare corsi privati imparerebbe a usare i chatbot con maggiore consapevolezza. Gli altri resterebbero esposti ai rischi senza sviluppare competenze.
La scuola deve insegnare a riconoscere una risposta falsa, controllare una fonte e proteggere la propria identit digitale. Ignorare lintelligenza artificiale non fa scomparire il fenomeno. Pu lasciare gli studenti soli davanti a strumenti gi usati per studiare, tradurre, programmare e preparare elaborati.
La soluzione proposta da questa posizione non un accesso privo di limiti. Si tratta di regolare luso in base alla finalit, allet e al livello di rischio: niente dati personali nei servizi aperti, nessun utilizzo durante le prove non autorizzate, dichiarazione dellimpiego negli elaborati e attivit guidate sui vantaggi e sui limiti dei modelli generativi.
Un modello replicabile per altri comuni
Il provvedimento di Treviso pu offrire ad altri comuni un modello soprattutto sul piano organizzativo. Unamministrazione pu predisporre un inventario degli strumenti autorizzati, una procedura per valutare i servizi, ambienti di test e un sistema per stabilire chi controlla gli output.
Tra le misure replicabili rientrano il divieto di usare dati reali durante la sperimentazione, la supervisione umana e la responsabilit personale del funzionario che firma latto. Sono strumenti compatibili con una gestione prudente dellIA, purch siano accompagnati da formazione e risorse adeguate.
Non sarebbe invece possibile trasformare automaticamente questa disciplina in un divieto rivolto a tutte le scuole. Gli istituti devono adottare regole proprie, nel rispetto delle norme nazionali, della protezione dei dati e dellautonomia scolastica. Unamministrazione pu coordinare progetti territoriali e offrire supporto; non pu convertire una regola interna agli uffici in una proibizione generale per studenti e docenti.
| Misura | Possibile applicazione |
| Codice etico | Definisce responsabilit, trasparenza e supervisione |
| Elenco degli strumenti autorizzati | Riduce luso spontaneo di servizi non verificati |
| Sandbox | Permette test con dati fittizi o anonimizzati |
| Formazione | Aiuta il personale a riconoscere errori e rischi |
| Regole scolastiche autonome | Adattano luso dellIA a et, materie e verifiche |
Treviso ha vietato lIA nelle scuole?
Il provvedimento approvato nel settembre 2026 riguarda gli uffici del Comune di Treviso, non le scuole, gli insegnanti o gli studenti. Le piattaforme gratuite o non autorizzate devono restare fuori dai procedimenti amministrativi quando possono entrare in contatto con dati dellente o dei cittadini.
Per gli istituti scolastici valgono invece le regole adottate dai singoli organi competenti. Una scuola pu autorizzare lIA per alcune attivit, limitarla durante le verifiche o richiedere che il suo impiego venga dichiarato negli elaborati. In ogni caso, non devono essere inseriti nei chatbot dati personali di minori, valutazioni, informazioni sanitarie o documenti riservati.
Il modello di Treviso quindi organizzativo: sperimentazione in ambienti separati, uso di dati fittizi o anonimizzati, formazione del personale e controllo umano prima di utilizzare qualsiasi risultato. La decisione finale e la responsabilit restano in capo a una persona, sia nellamministrazione sia nelle attivit scolastiche.

