Una cosa che i robot proprio non sanno fare

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Una cosa che i robot proprio non sanno fare

Un’operazione semplice per gli umani, ma che richiede capacità percettive e motorie non banali: piegare il bucato

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Ogni tanto sui social capita di vedere persone che usano metodi molto ingegnosi e all’apparenza semplici per piegare il bucato con il minimo sforzo e la massima resa, come si dice. Poi nella pratica è meno semplice di come sembra in video, di solito, e quindi molte persone si spazientiscono e riprendono a piegare i loro vestiti nell’unico modo che conoscono. Anche quello, il più pratico e veloce per chiunque, è però un’operazione eccezionalmente complicata da replicare per i robot.

Tra gli studiosi di robotica è un argomento noto e discusso da anni. A volte è citato anche dai non esperti come esempio del cosiddetto “paradosso di Moravec”: l’idea che i robot siano allo stesso tempo abili a svolgere compiti difficilissimi per gli umani e incapaci di azioni che agli umani riescono facilmente, alcune già nei primi anni di vita. Anche se i movimenti necessari sembrano elementari, sul piano ingegneristico l’azione di prendere una maglietta e piegarla per ottenere un quadrato richiede capacità percettive e motorie non banali.

A gennaio al CES, la più grande fiera dell’elettronica di consumo al mondo, l’azienda sudcoreana LG e quella cinese SwitchBot hanno presentato due prototipi di robot umanoidi che dovrebbero essere in grado di svolgere diverse faccende domestiche, tra cui appunto piegare il bucato. Ma i loro limiti attuali in questo compito specifico sono fin troppo evidenti.

Una delle principali ragioni dei limiti dei robot in questo tipo di azione è che per compierla serve saper maneggiare non oggetti rigidi, con cui da anni se la cavano piuttosto bene, ma oggetti deformabili in molti modi diversi. E tutte le deformazioni possibili di ogni singolo capo di abbigliamento ancora in disordine, che il robot deve appunto riconoscere, piegare e ordinare, dipendono da molte variabili diverse: se è una felpa o una maglietta, per esempio, e di che tessuto è fatto.

Sono tutte caratteristiche che un essere umano riconosce facilmente già alla vista o al tatto. Riesce subito a individuare una manica, un colletto o un’altra parte di un abito e a piegarlo anche se non lo ha mai visto prima, perché ha una grande quantità di informazioni già acquisite su come tessuti diversi si piegano in modo diverso. Sa quanto siano pesanti o leggeri, rigidi o elastici. Per i robot è invece molto più difficile, in generale, applicare istruzioni predefinite in situazioni che possono di volta in volta variare rispetto a quelle per cui sono stati addestrati.

Un robot mentre prova a piegare il bucato

Un robot umanoide prova a piegare il bucato allo stand di Neura Robotics all’IFA, la fiera di elettronica di consumo ed elettrodomestici a Berlino, in Germania, il 5 settembre 2025 (Krisztian Bocsi/Bloomberg/Getty Images)

Per piegare il bucato serve inoltre una notevole sensibilità nelle mani, per esercitare una pressione diversa a seconda della consistenza e della temperatura del tessuto, che può essere anche non del tutto asciutto. Quelle dei robot invece sono spesso pinze specificamente progettate in base alle dimensioni e alla forma dell’oggetto che devono manipolare: i bulloni di una ruota, per esempio.

David Held, ricercatore in robotica all’università Carnegie Mellon a Pittsburgh, in Pennsylvania, ha spiegato alla rivista Knowable Magazine che per un robot «la sfida non è il tessuto in sé», ma le molte pieghe che si possono creare a seconda del tessuto e del vestito. I robot più diffusi in questo specifico ambito della ricerca utilizzano una tecnologia di visione artificiale per individuare un punto predefinito del panno da piegare, e poi eseguono un certo movimento di manipolazione. Spesso però non ottengono una piega perfetta perché il tessuto è morbido e si deforma in un modo che i robot non hanno previsto.

Un approccio diverso utilizza un altro algoritmo di piegatura, chiamato dai suoi sviluppatori AdaFold. Prevede di “spezzettare” ogni singolo ampio movimento di piegatura in più micro-movimenti, che producono risultati meno imprevedibili e cambiamenti a cui i robot possono più facilmente adattarsi.

Decine di aziende sono in competizione e cercano di ottenere investimenti per sviluppare un prototipo di robot piega-bucato funzionante. E alcune, come scritto dalla rivista Time a ottobre, sono convinte che i recenti progressi nell’intelligenza artificiale possano rendere questo obiettivo più facilmente raggiungibile. Se così fosse, il passaggio dai piccoli successi attuali dei prototipi alla loro acquisizione di capacità notevoli e davvero utili potrebbe avvenire in tempi relativamente brevi.

– Leggi anche: I robot sono al tempo stesso troppo intelligenti e troppo stupidi

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