Uno sguardo su Napoli Nord, tra urbanizzazione selvaggia e lotte sociali

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Uno sguardo su Napoli Nord, tra urbanizzazione selvaggia e lotte sociali
(disegno di otarebill)

È una domenica mattina di febbraio, il tempo non è dei migliori ma regge. Si tiene il carnevale sociale di Scampia, il 44esimo da quando esiste. Decido di andarci insieme a mio fratello più piccolo. Ci dirigiamo verso la prima fermata dell’R5 di corso Secondigliano, provenendo da Capodichino. Come ogni domenica mattina, per le strade c’è un gran via vai. Il Perrone, la prima traversa del corso, è denso di attività commerciali: pescherie, fruttivendoli, mercatini; dalla rotonda Di Vittorio verso via De Pinedo si raggiungono San Pietro a Patierno e poi i comuni di Casoria e Casavatore; nonostante i ritardi, sulla rotonda sono visibili i lavori per l’apertura della nuova fermata della Linea 1, che renderà più facile muoversi verso il centro della città.

Un tempo Napoli Nord era una terra fertile, caratterizzata da masserie, frutteti e una fitta rete di antichi casali. La modernità industriale, unita all’espansione demografica e al conseguente assorbimento della classe contadina nel nuovo tessuto urbano, portò alla nascita dei quartieri odierni, frutto di una politica urbana che non mirava all’integrazione socio-economica degli inurbati, favorendo piuttosto gli interessi di costruttori, proprietari terrieri e classe politica.

IL LAURISMO E LA SPECULAZIONE EDILIZIA
Il cambiamento cominciò a partire dal ’51, quando la destra si aggiudicò il governo della città con il sindaco Achille Lauro, figlio di una nota famiglia di armatori e fondatore dell’omonima flotta. Gli anni della sua amministrazione, noti come “laurismo”, vengono ricordati per la forte spinta speculativa. Nel ’58 il prefetto Correra, nominato commissario in seguito allo scioglimento della giunta laurina, consegnava alla città il nuovo piano regolatore generale, bocciato dal ministero dei lavori pubblici quattro anni dopo per il suo carattere speculativo. Era ormai troppo tardi: si stima che dal ’51 al ’61 vennero costruiti circa 300 mila vani in tutta la città, mentre migliaia di abitanti furono cacciati dal centro storico per dare spazio alle demolizioni. Nel mio quartiere, San Pietro a Patierno, l’urbanizzazione selvaggia portò alla nascita di condomini multipiano che eliminarono man mano lo spazio tra la chiesa e il confine perimetrale dell’aeroporto di Capodichino. Via del Cassano, oggi importante arteria di Secondigliano che porta verso Casavatore e Arzano, perse la caratteristica di strada di campagna a causa di densi blocchi edilizi lungo tutto il percorso, con la nascita del rione Berlingieri e del rione Kennedy.

IL CORSO SECONDIGLIANO E LA BIRRERIA DI MIANO 
Dopo circa venti minuti, arriva l’autobus. Mentre prendiamo posto, vedo turisti che scendono alla fermata con i loro trolley: la turistificazione tocca oggi anche il corso Secondigliano a causa della sua vicinanza all’aeroporto. Il corso è la principale arteria del quartiere, dal finestrino del bus vedo centinaia di attività commerciali, tra cui la storica Taralleria Tonino e la mitica pizzeria Carminiello. Anche qui, durante il laurismo, sorsero palazzi multipiano, lasciando poche tracce di vecchi edifici come villa Cimmino, dal ’56 stazione della polizia. Subito dopo la pizzeria c’è l’incrocio che a destra porta verso il centro storico di Secondigliano, a piazza Zanardelli, un tempo chiamata Miez’ all’Arco, mentre svoltando a sinistra si arriva alla vecchia fabbrica di birra Peroni a Miano, oggi divenuta un centro commerciale. Miano e Mianella erano un tempo casali distinti, oggi invece il secondo è considerato una frazione del primo.

Durante il tragitto, quasi all’altezza del quadrivio, sento tre ragazze parlare del carnevale. Dall’accento capisco che non sono di Napoli. Vengono infatti da Bologna e sono arrivate per la prima volta in città per partecipare allo stesso evento a cui siamo diretti io e mio fratello. Superato il quadrivio, scendiamo insieme alla prima fermata di via Roma verso Scampia all’altezza della pompa di benzina Q8. Attraversiamo e raggiungiamo il rione Monterosa, edificato a partire dagli anni Cinquanta. Il concentramento è alla storica sede del Gridas – Gruppo risveglio dal sonno, fondato nel 1981 da Felice Pignataro, Mirella La Magna, Franco Vicario e tante altre persone che dal 1983 hanno dato vita al carnevale sociale di Scampia. Centinaia di persone, tra cui famiglie e bambini, arrivano e di lì a poco il corteo incomincia. Il quartiere si riempie di maschere e carri allegorici fatti con materiale riciclato, coloratissimi, mentre i gruppi preparano le coreografie e gli strumenti musicali. Il corteo si addentra nel rione per poi sfociare su via Arcangelo Ghisleri, nel cuore di Scampia.

DALLA LEGGE 167/62 ALLE LOTTE PER LA CASA
Provo a raccontare alle ragazze la storia di Scampia: parlo della legge 167 del ’62, dei piani di edilizia economica e popolare che avrebbero dovuto invertire la tendenza speculativa del periodo laurino, di come con questa legge gli enti pubblici fossero vincolati a individuare delle aree edificabili per la costruzione di case popolari da assegnare alle famiglie in condizioni di precarietà; spiego che la nascita del quartiere è il frutto di vari processi, tra speculazioni e lotte popolari. Scampia venne divisa in lotti: alcune strade persero le caratteristiche tipiche dei borghi per dare spazio ai nuovi edifici della 167; via Roma verso Scampia divenne l’anello di congiunzione tra la vecchia Secondigliano e il nuovo quartiere, caratterizzato da edifici a torre; nacque il rione Don Guanella e furono costruite le Vele, progettate dall’architetto Franz di Salvo. Nel progetto iniziale si prevedeva la creazione di una “città nella città”, con la creazione di spazi comuni e servizi integrati, come scuole e negozi. La realtà fu ben diversa. Il piano di edilizia economica e popolare nella zona settentrionale di Napoli portò alla nascita di quartieri-dormitorio, con prefabbricati di scarsa qualità, senza servizi adeguati e collegamenti con il resto della città. Inoltre non furono subito assegnate le abitazioni, anzi, dagli anni Settanta in poi scoppiarono le prime lotte organizzate per la casa a Napoli Nord. Emblematica fu l’occupazione del rione Don Guanella, in cui presero casa ottocento famiglie. La prima occupazione con grossi numeri fu tentata a Marianella, ma non durò a lungo e, dopo ripetute cariche della polizia, il rione venne sgomberato. Ma le famiglie già organizzate occuparono l’intero Don Guanella, grazie anche alla forte mobilitazione delle famiglie di Secondigliano e Piscinola.

Da via Ghisleri arriviamo a piazza Giovanni Paolo II, di fianco al parco Ciro Esposito. Al centro della piazza si comincia a preparare il falò per bruciare, allegoricamente, i simboli negativi e far trionfare quelli positivi che danzano intorno alle ceneri. Sullo sfondo è possibile osservare il cantiere per l’abbattimento delle Vele, in seguito alle lotte condotte dagli abitanti del quartiere. Infatti dal 1980, con il Piano per il recupero delle periferie e poi con il terremoto dell’Irpinia che causò danni ingenti anche a Napoli, esplosero le occupazioni di massa. In seguito al terremoto furono oltre 10 mila gli edifici danneggiati, e 170 mila gli sfollati, di cui il settanta per cento proveniva dal centro storico. Nel 1981 il parlamento approvò la legge 219, con la quale si rilanciò un Programma straordinario di edilizia residenziale (Pser) per la costruzione di 20 mila alloggi da assegnare agli aventi diritto nell’area metropolitana di Napoli. Molte famiglie furono costrette a trasferirsi in campi container (36 container leggeri installati a Secondigliano, 113 a Piscinola, 174 a Miano e 337 a San Pietro a Patierno). Successivamente furono edificati nuovi complessi residenziali, come il rione 25/80 a Chiaiano, il rione dei Fiori, poi soprannominato Terzo Mondo, a Secondigliano, le abitazioni popolari e il parco pubblico in viale IV Aprile a San Pietro a Patierno. In questo contesto vennero occupati gli edifici della 167 a Piscinola e Scampia.

Se in un primo momento gli abitanti lottarono per la permanenza, con la nascita del Comitato Vele ci si concentrò per l’abbattimento e la riqualificazione del quartiere. Vittorio Passeggio, attivista della prima ora del comitato, spiega che i progetti iniziali per le Vele vennero completamente disattesi: «Nelle Vele più grandi non entrava il sole, il reticolo di scale e ballatoi non consentiva nemmeno a quel poco di luce di filtrare. L’economia del vicolo, nelle intenzioni del progetto, non è mai esistita». Domenico Lopresto, segretario dell’Unione Inquilini, in una intervista del 2013 condotta da Nicola Angrisano in Stalking Asilo. Le mani sulla città, racconta che «se si gira nei rioni popolari, si vede che il degrado è tantissimo, ma va tenuto presente anche la gestione delle organizzazioni criminali. Basta ricordare che i più grandi clan della città stanno tutti nei rioni di edilizia residenziale pubblica». Nel 1990 venne inoltre avviato il funzionamento di un nuovo carcere la cui collocazione ai margini del quartiere era stata decisa diversi anni prima. Pino Guerra, militante dei comitati popolari di Napoli Nord e occupante della Vela Gialla, parla di un quartiere di “annientamento”: «Era un circolo vizioso: senza lavoro, delinqui e  vai in carcere, nel quartiere stesso. Il tuo ciclo di vita rimaneva nel quartiere». Negli anni Novanta nacque il Comitato Occupanti Case, che portò a migliaia di occupazioni per tutta Napoli. Sempre Pino Guerra racconta che «si mobilitarono in piazza circa 10 mila persone, con bambini e carrozzini. E vincemmo la vertenza, perché gli occupanti abusivi si trasformarono in assegnatari. Nel ’95-96, con la chiusura della vertenza, ottennero il diritto di rimanere nelle case».

NAPOLI NORD OGGI
Mentre mio fratello corre e gioca in piazza con altri bambini in mezzo alla musica e alle danze, le ragazze mi chiedono dei cantieri delle Vele che vediamo in lontananza. Spiego del lungo percorso del comitato, che dal ’97, con l’abbattimento della prima Vela, ha portato alla nascita di nuovi alloggi popolari e al rilancio del progetto Restart Scampia. Racconto pure che dopo le guerre di camorra sono nate tantissime associazioni e nel 2010 venne occupato il Cantiere 167, una scuola abbandonata, ancora oggi sede del Comitato Vele. Si è fatta ora di pranzo ed è arrivato il momento di tornare a casa. Sono tante le riflessioni sulla giornata: il comitato dichiara che il popolo delle Vele ha vinto, ma a che costo? Ragiono sulle trasformazioni su tutta Napoli Nord, sulle differenze rispetto anche a quando ero più piccolo. Oggi ci sono tanti processi urbani in corso: nuovi edifici residenziali continuano a sorgere; ci sono lotte come quella del rione 25/80 di Chiaiano che ancora attende una riassegnazione dopo il terremoto; l’ex Motel Agip, nei pressi del quadrivio, è stato sgomberato; a San Pietro a Patierno il comitato per il verde pubblico chiede la riqualificazione del parco IV Aprile. Capita spesso che ci siano disservizi, come l’estate scorsa con la chiusura della Linea 1 nella tratta Piscinola-Chiaiano, ma nonostante ciò non manca una risposta da parte delle reti sociali. Napoli Nord, in un certo senso, ha ripreso a vivere: c’è ancora chi lotta ogni giorno per il diritto alla città. (zidan shehadeh)

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