Da 0 a 10: il primo Orsato-shock, ADL studia il colpaccio centenario, Vergara che va a fo**ersi il mondo e la prima rivoluzione di Allegri

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Da 0 a 10: il primo Orsato-shock, ADL studia il colpaccio centenario, Vergara che va a fo**ersi il mondo e la prima rivoluzione di Allegri

Zero fischi e nessuna revisione dal Var per il contatto che manda su tutte le furie il Genoa. Sul gol di De Bruyne il Genoa perde la testa, De Rossi è una furia, il ceo Lopez tuona: “Tutta Italia ha visto, avevamo dubbi sull’arbitro prima della gara” perché Di Bello era quello del rigore a Vergara lo scorso anno. Ma come è venuto in mente a Orsato di rimandare Di Bello? Il nuovo designatore, già alla prima designazione, commette una leggerezza imperdonabile.  Se continua così, ha le stesse possibilità di sopravvivere di un pidocchio in una tanica di aceto. 

Uno il primo tempo che fa storcere il naso in quello che sarà il conflitto dei conflitti, il tormentone ‘Ossessione’ che al confronto quello di Samurai Jay non è mai passato in radio. Giochisti, con le statistiche, la pressione alta, l’elaborazione quantistica del peso del pallone e della lunghezza dell’erba. Risultatisti, che non gliene frega nulla, che guardando semplicemente in alto a sinistra, lì dove c’è scritto il punteggio, e orientano i loro umori e i loro giudizi con quell’unico dato. La meravigliosa vastita dell’universo calcio, che ci farà discutere tanto sul Napoli di Allegri. E forse è pure quello il bello. 

Due acquisti al 23 agosto, con tante incognite ed una difesa che ha affidato all’integrità di Badiashile molte delle speranze stagionali. Il francese è l’uomo scelto, ma il passato recente racconta di assenze croniche, indisponibilità ripetute e altre cose che non ci fanno dormire tranquilli. Favasuli è un’operazione giusta, ma niente per cui scendere in piazza e urlare pazzi di gioia . Insomma: ”Non è il miglior agosto della mia vita. Diciamocelo. Ci vorrebbe un po’ di buonumore per percepire gli odori dell’estate”.

Tre cambi al minuto 66’ per prendere la partita e ribaltarla come un calzino. Dai subentranti arrivano i due gol e i due assist, uno scambio reciproco di cortesie che fa crescere il ghigno di Allegri in maniera smisurata. Il dato ci porta a due considerazioni: 1) Allegri fa i cambi prima di Conte e userà tutta la rosa. 2) La qualità della rosa è fuori discussione, come vino con le percoche.

Quattro le reti dell’Inter, che mette subito le cose in chiaro. Crea tanto la squadra di Chivu, che esce rinforzata dal mercato e inevitabilmente si piazza in pole position per la vittoria del campionato. Non è una gufata, è la lucida analisi di una rosa che è stata completata con qualità e quantità. I nerazzurri, non dovessero riconfermarsi campioni, avrebbero più rimpianti di Bill Murray e Scarlett Johansson in Lost in Translation.

Cinque ad un primo tempo soporifero, quasi un’antologia di poeti curdi da leggere dopo aver bevuto due Tennent’s sotto l’ombrellone.  Il Napoli non attacca, si pianta nel suo blocco basso e mette picchetti con l’arguzia del campeggiatore teutonico, invita quasi il Genoa alla contesa, a venire avanti, si fa prendere a pugni per togliere le energie al rivale, che finisce poi per trovarsi sfinito. Non è stato un bello spettacolo, ma possiamo pur affermare che si sia rivelato efficace. 

Sei e mezzo ad Alisson, che spinge come un forsennato anche quando la squadra è più timida di Steve Urkel in Otto sotto un tetto. Dall’altra parte, però, la nota dolente: Politano da esterno d’attacco pure pare ormai un vorrei ma non posso,  uno sbiadito ricordo di un attaccante che con Conte si è ormai trasformato in uno da lavoro sporco. La manovra offensiva del Napoli ha bisogno di qualità e guizzi in quella posizione del campo, quelli che Vergara ha dato praticamente con effetto immediato. 

Sette ad Allegri per come sta gestendo tutte le situazioni complicate. Il caso De Bruyne, le parole al miele per Lucca, la gestione Anguissa e pure le polemiche arbitrali spente con la frase che registrerebbe un 7.8 sulla scala Mazzarri:  “Le proteste del Genoa sul gol di De Bruyne? Neanche quando avevo 15 anni riuscivo a vedere così lontano. Non ho visto niente”. L’ermetico Allegri, sul mercato, sugli arbitri, sulla sua tattica. Ha scelto sempre questa squadra e col passare degli anni sta estremizzando il concetto. Dopo il biennio Conte, forse era proprio quello che serviva. 

Otto a colui che vede cose che gli altri non vedono. Parola di Allegri, il lui in questione è De Bruyne,  il rapsodo che racconta una grandezza che non può essere svanita, che va custodita e preservata per consentirne la fruizione. Kevin fa gol e serve pure l’assist del 2-0,  confermando che negli ultimi trenta metri può generare sempre un sacco di cose belle per il Napoli. In un mondo che venera la distruzione, bisogna creare. E  KDB, su un campo di pallone, sa farlo come ancora pochi al mondo.

Nove giorni alla chiusura del mercato e siamo tutti come nel giorno del nostro compleanno: in attesa del regalo a sorpresa. Di quello che tutti ti hanno detto (Manna e De Laurentiis) che ‘quest’anno non si faranno regali speciali’, ma tu sei lì, che ci speri. Che ti abbiano mentito, che stavano in realtà preparando la grande sorpresa per lasciarti a bocca aperta. Il Napoli è una squadra forte ma, anche guardando i movimenti sul mercato delle rivali, sarebbe lecito attendersi un colpo degno di un centenario. La ricorrenza festeggiata è troppo importante per non impreziosirla con un dono memorabile. 

Dieci a Toni ‘Manero’ Vergara, che va a ‘fo**ersi’ il mondo con il magnetico fascino della consapevolezza nei propri mezzi. Da Frattaminore con furore, entra e fa subito una cosa da campione: si fa quaranta metri per chiudere su una brutta palla persa da De Bruyne. Il vero salto di qualità è quella rincorsa, perché che sappia fare giocate pazzesche come il tacco sul gol dell’1-0, non è mica una novità. Poi mette pure le olive nel Martini e manda tutti a nanna come Steph Curry. 

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