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I cavi sottomarini, snodi vitali delle comunicazioni globali, sono sempre più esposti a minacce e incidenti. Per proteggerli, entrano in campo droni e sorveglianza integrata: sistemi innovativi, investimenti e strategie che vanno oltre il pattugliamento.
Un’esercitazione russa nell’Artico della scorsa primavera ha rivelato una nuova strategia per proteggere i cavi internet sottomarini. Le forze britanniche, norvegesi e statunitensi hanno intercettato i sommergibili della Gugi, la divisione del ministero della Difesa di Mosca specializzata in operazioni in acque profonde, mentre testavano tecnologie per disabilitare i cavi nelle acque delle Svalbard. L’intervento ha impedito il completamento dell’operazione e nessun cavo ha subito danni, ma l’episodio ha evidenziato quanto sia diventato urgente difendere una rete che trasporta oltre il 95 per cento del traffico internet mondiale.
Dal pattugliamento alla sorveglianza integrata
La protezione si basa ora su una rete di sentinelle che combina:
- sensori fissi sul fondale,
- veicoli subacquei autonomi,
- droni di superficie e
- software di intelligenza artificiale.
A differenza dei tradizionali pattugliamenti delle marine, il sistema non cerca di coprire ogni chilometro di cavo, ma rende impossibile colpire senza essere individuati. La strategia si concentra su punti critici come le Svalbard, dove due cavi in fibra ottica lunghi 1.400 chilometri collegano l’arcipelago alla Norvegia a una profondit di 2.700 metri e trasportano anche i dati della stazione SvalSat, fondamentale per i satelliti polari della Nasa.
Come funzionano i nuovi sistemi di difesa
I sensori fissi, tra cui idrofoni e sonar passivi, captano rumori e presenze sospette sul fondale. I veicoli subacquei autonomi (AUV) ispezionano periodicamente i cavi, mentre i droni di superficie trasportano sensori e fanno da ponte per le comunicazioni. Un software di comando incrocia i dati acustici con:
- il sistema di identificazione automatica delle navi,
- le immagini satellitari e
- le informazioni di intelligence.
Le navi con equipaggio intervengono solo quando un’anomalia richiede una verifica. L’obiettivo realistico ridurre l’anonimato di chi opera sott’acqua e rendere un eventuale sabotaggio pi rischioso e pi facile da attribuire.
Investimenti e principali player internazionali
La corsa alla difesa dei cavi ha attirato investimenti significativi. Fincantieri ha annunciato un investimento iniziale di circa 600 milioni di euro per acquisire quattro societ specializzate:
- Next Geosolutions per i rilievi marini,
- e le italiane WSense,
- Graal Tech e
- Defcomm per comunicazioni subacquee e droni.
Thales ha rilevato la francese Exail, produttrice di droni marittimi per la mappatura dei fondali. Euroatlas ha sviluppato Greyshark, un AUV in grado di operare in modo autonomo nella zona assegnata, senza guida passo-passo. La Nato ha risposto con la missione Baltic Sentry nel gennaio 2025, che aggiunge droni navali alle fregate e agli aerei da pattugliamento, mentre il Regno Unito ha lanciato l’iniziativa Nordic Warden per coordinare i pattugliamenti alleati.
| Company | Investment/Deal | Focus Area |
| Fincantieri | 600 milioni di euro | Acquisizione di 4 societ subacquee |
| Thales | Acquisizione di Exail | Droni marittimi e sonar |
| Euroatlas | Greyshark AUV | Veicoli subacquei autonomi |
Perch i droni sottomarini sono solo un tassello
I droni sottomarini sono una componente della difesa, ma non bastano da soli: lacqua limita il GPS e le comunicazioni acustiche, e rende difficile distinguere un incidente da un sabotaggio. Per proteggere i cavi servono quindi tecnologie integrate e collaborazione tra Stati e proprietari delle reti.
Secondo Katja Bego di Chatham House, i governi puntano a rafforzare i controlli, ma la cooperazione pi importante di nuove normative. La posta in gioco riguarda anche il traffico finanziario globale, stimato in circa 10mila miliardi di dollari al giorno, e le attivit spaziali: i cavi delle Svalbard trasportano infatti dati della rete usata dalla Nasa per i satelliti polari.
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