La sperimentazione non riguarda i giudizi ma la fase preliminare in cui si valuta il rispetto dei requisiti formali, e sembra sia andata bene
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Tra luglio e agosto la Corte di Cassazione ha iniziato una sperimentazione con l’intelligenza artificiale, usandola per smaltire più velocemente le pratiche lunghe e ripetitive. Lo ha fatto solo nella sezione tributaria, cioè la parte che si occupa delle controversie civili in ambito fiscale. Martedì in una riunione con i presidenti della Corte sono stati presentati i primi risultati, e sono sembrati incoraggianti, perciò la Corte vuole proseguire la sperimentazione con l’obiettivo di estenderla anche al resto degli uffici giudiziari.
Il Sole 24 Ore ha raccontato in un articolo come si è svolta la sperimentazione fin qui. L’intelligenza artificiale è stata usata per lo spoglio dei ricorsi, che è una fase preliminare in cui gli atti presentati a corredo del ricorso vengono analizzati per verificare che rispettino tutti i requisiti formali necessari. Poi vengono ricostruiti la materia, il percorso processuale seguito fino a quel momento, i motivi dell’impugnazione e le difese della controparte. Sulla base di questa analisi viene deciso quale procedura deve seguire il ricorso e da quale collegio, cioè da quale gruppo di magistrati, deve essere giudicato.
Il risultato è una scheda riassuntiva del fascicolo che viene consegnata ai giudici. Di solito la scheda viene compilata dagli addetti dell’Ufficio per il processo, un organo che ha l’obiettivo di rendere più efficiente il lavoro della Corte e che svolge un lavoro tedioso, sempre uguale.
L’AI è stata usata proprio per fare questo lavoro tedioso. L’operatore caricava gli atti necessari e il sistema analizzava e riassumeva le informazioni producendo alla fine la scheda, che veniva a sua volta controllata sia dall’operatore che da un magistrato. Solo dopo la supervisione umana la scheda veniva inserita manualmente nel sistema di gestione.
La sperimentazione si è quindi limitata all’analisi degli atti che vengono caricati e alla compilazione automatica della scheda: il sistema non è collegato a banche dati e non valuta precedenti. La Cassazione ha deciso di utilizzare Copilot, l’assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale di Microsoft, con cui in questo caso ha interagito il magistrato della Corte Gianluca Grasso.
Copilot viene usato attraverso un account istituzionale dedicato al ministero della Giustizia, fatto in modo da garantire alcune condizioni di sicurezza: i dati messi nel sistema, per esempio, restano in Italia e non vengono usati per addestrare altri modelli di intelligenza artificiale.

