Lo Spazio è sempre più un affare di Elon Musk

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Lo Spazio è sempre più un affare di Elon Musk

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Lo scorso settembre Gwynne Shotwell, presidente e CEO di SpaceX, ha invitato pubblicamente la NASA a usare Starliner, un veicolo per il trasporto di astronauti che la società concorrente Boeing sta sviluppando da anni, tra ritardi e problemi. Secondo Shotwell, la NASA sarà costretta a usare sempre più i mezzi di Boeing perché dal 2030 SpaceX smetterà di far volare il Crew Dragon, l’unico veicolo statunitense con cui l’agenzia può portare oggi i propri astronauti sulla Stazione spaziale internazionale.

L’annuncio del ritiro del Crew Dragon non è stato l’unico segnale di un cambiamento radicale di strategia da parte di SpaceX: nelle ultime settimane l’azienda ha comunicato alla Space Force, la branca delle forze armate statunitensi che svolge attività militari e di controllo nello Spazio, che non parteciperà a tre nuove gare per lanci militari, e ha detto alle aziende che costruiscono lander per il programma lunare della NASA che non venderà più lanci verso la Luna. Per un’azienda che è sempre dipesa dai contratti con le agenzie governative, si tratta di una novità notevole, che il sito Ars Technica ha riassunto così: oggi la NASA ha bisogno di SpaceX più di quanto SpaceX abbia bisogno della NASA.

Quando SpaceX fu fondata da Elon Musk, nel 2002, l’idea che una startup nascesse con l’obiettivo di produrre e lanciare razzi spaziali era molto inusuale: il settore era dominato da grandi aziende aeronautiche (come Boeing e Airbus) e militari (come Lockheed Martin), oltre che da agenzie governative come la NASA e l’ESA, rispettivamente statunitense ed europea. A partire dal 2008, quando ottenne il suo primo contratto con la NASA, SpaceX si è imposta sul mercato grazie a razzi sicuri e riutilizzabili, e quindi più economici.

Elon Musk regge in una mano il modellino di un razzo

Elon Musk spiega al presidente statunitense Donald Trump le operazioni prima di un test di lancio dell’astronave Starship di SpaceX, a Boca Chica, Texas, il 19 novembre 2024 (Brandon Bell/AP)

Da allora si è allargata sempre di più, tessendo un rapporto stretto con il governo statunitense: nel 2025 il Washington Post stimò che, in tutto, SpaceX aveva ricevuto fondi pubblici per 38 miliardi di dollari. Oggi l’azienda domina in particolare il settore dei lanci spaziali, che da solo rappresenta circa l’otto per cento del giro d’affari dell’economia dello Spazio ma è un pezzo imprescindibile per tutto il resto.

Di tutti i lanci effettuati nel corso del 2026, l’80 per cento è stato fatto con razzi di SpaceX, che secondo Wendy Whitman Cobb, docente della School of Advanced Air and Space Studies, ha «a tutti gli effetti un monopolio sui lanci in questo momento». I pochi concorrenti, tra cui ci sono aziende come United Launch Alliance, Blue Origin e Rocket Lab, non si avvicinano nemmeno lontanamente a SpaceX per frequenza, costo e capacità di trasporto dei lanci.

Questo vantaggio è evidente nel caso di Starlink, il servizio di connessione internet satellitare di SpaceX, che l’azienda ha potuto costruire lanciando i propri satelliti a basso costo con i suoi razzi. Oggi Starlink può contare su più di diecimila satelliti nell’orbita terrestre bassa, circa due terzi di tutti quelli attivi; la francese Eutelsat, che sta sviluppando un servizio simile, ne ha circa settecento. Starlink ha più di 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e nel primo trimestre dell’anno ha rappresentato più del 60 per cento delle entrate di SpaceX, che sta lavorando anche a Starlink Mobile, un operatore telefonico con cui punta a fare concorrenza alle principali aziende del settore.

I due loghi dell'azienda e il lancio di un razzo Falcon 9 sullo sfondo

Una foto promozionale della collaborazione tra SpaceX e l’operatore telefonico T-Mobile, che mostra il lancio di un razzo Falcon 9 a gennaio del 2024 per trasportare satelliti Starlink dotati di funzionalità “direct-to-cell” (Business Wire/AP)

Il servizio ha dato a Musk anche un notevole peso politico, come si è visto in Ucraina, dove l’esercito lo usa per comunicare anche nei territori in cui la Russia ha distrutto le infrastrutture di telecomunicazioni. Lo scorso 13 ottobre Starshield, la versione di Starlink usata dall’esercito ucraino, è stata limitata dopo che nei giorni precedenti sia Musk che il presidente statunitense Donald Trump avevano criticato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per gli attacchi alle raffinerie russe. Sulle cause c’era stato un rimpallo di responsabilità: Musk aveva sostenuto che la decisione fosse stata dell’esercito statunitense, ma Trump gli aveva poi chiesto di rimuovere le limitazioni, confermando di fatto che a deciderle era stato Musk. Il servizio è da allora tornato a funzionare normalmente.

La dipendenza del governo statunitense da SpaceX era diventata evidente nel giugno del 2025, durante una crisi nei rapporti tra Musk e Trump. Quando Trump minacciò di cancellare i contratti pubblici con SpaceX, Musk rispose minacciando di ritirare il Crew Dragon. Il mese successivo una revisione del Pentagono concluse che buona parte dei contratti dell’azienda con il dipartimento della Difesa era essenziale. Secondo un editoriale di Bloomberg, la tregua infine raggiunta tra i due fu favorita anche dalla «codipendenza» tra NASA e SpaceX: Trump smise di attaccare Musk, il quale ammise di aver esagerato con i suoi post critici su X.

Negli ultimi anni la NASA ha cercato di ridurre la propria dipendenza da SpaceX sostenendo aziende concorrenti come Rocket Lab e Blue Origin, e soprattutto Boeing. «Persino la NASA si sta rendendo conto che sta puntando tutto su un solo attore», ha detto a The Verge Michele Scataglini dell’Università di Oxford.

SpaceX ha nel frattempo smesso di vendere lanci commerciali con Falcon 9, un razzo che in questi anni ha reso più economico l’accesso allo Spazio ed è stato usato da molte aziende e università. L’intenzione è di concentrarsi su Starship, un veicolo molto più grande e ritenuto più efficiente e redditizio. Secondo Politico, la notizia ha messo in subbuglio la Space Force, perché Starship è progettato per trasportare i satelliti di Starlink, e non quelli a uso militare.

Questi cambiamenti si possono giustificare col fatto che SpaceX sta puntando sempre più su Starlink, ma anche con l’interesse per l’intelligenza artificiale (AI), che secondo Musk (e non solo) sarà la tecnologia al centro della prossima rivoluzione industriale. Nel 2026 SpaceX ha fatto domanda alla Federal Communications Commission (FCC, l’agenzia che regolamenta i sistemi di telecomunicazioni) per costruire un data center orbitale formato da un milione di satelliti, e ha acquisito xAI, un’azienda di AI fondata da Musk nel 2023. Lui stesso sta lavorando per fondere SpaceX e Tesla, l’altra sua grande azienda, in una mossa che concentrerebbe un enorme potere industriale, tecnologico e politico in un’unica società, e soprattutto in una sola persona.

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