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Uno dei videogiochi più attesi di quest’anno, The Legend of Zelda: Ocarina of Time, pubblicato giovedì da Nintendo, è il remake di un videogioco del 1998 considerato tra i migliori di ogni tempo. Lo ideò Shigeru Miyamoto, il più famoso creatore di videogiochi al mondo, lo stesso della serie Super Mario Bros. Miyamoto lavora da sempre a Nintendo ed è una delle personalità più amate e rispettate del settore: il suo nome compare in centinaia di videogiochi, e il suo modo di progettarli ha influenzato generazioni di game designer a ogni livello.
Eppure, è da Super Mario 64 del 1996 che Miyamoto non dirige in prima persona lo sviluppo di un videogioco. Anzi, negli ultimi anni si è occupato principalmente dell’espansione di Nintendo attraverso i parchi a tema e i film per il cinema. Pur non dirigendo da molto tempo i più importanti videogiochi di Nintendo, Miyamoto rimane comunque il punto di riferimento dei team di sviluppo dell’azienda, e una figura unica nel settore.
Quando Miyamoto iniziò a lavorare in Nintendo, nel 1977, l’azienda era nota per la produzione di giocattoli. Poiché Miyamoto aveva studiato design industriale, era quello che avrebbe voluto fare. Ma l’attenzione di Nintendo si era intanto spostata sui videogiochi, un mercato che stava crescendo molto velocemente, in particolar modo negli Stati Uniti e in Giappone.
Miyamoto venne assegnato a un piccolo gruppo che doveva occuparsi proprio di videogiochi ed era guidato da Gunpei Yokoi, il suo unico vero mentore. Fu comunque di Miyamoto l’idea di Donkey Kong, un videogioco che aveva ben poco a che spartire con quelli degli altri produttori, con situazioni di gioco sorprendenti e un’attenzione inedita ai personaggi. Donkey Kong venne distribuito nelle sale giochi e nei ristoranti a partire dal 1981. Ebbe un enorme successo sia in Giappone che negli Stati Uniti e impose il nome di Nintendo nel settore.
In pochi anni Miyamoto realizzò molti altri giochi, in particolare dopo il lancio nel 1983 del Nintendo Entertainment System, la prima console di Nintendo. Tra il 1984 e il 1986 si occupò di giochi sportivi, di combattimento e di corse, ma in particolare di Super Mario Bros. e di The Legend of Zelda: sono ancora oggi i personaggi e le serie più riconoscibili di Nintendo.
È in quegli anni che Miyamoto divenne di fatto il punto di riferimento degli sviluppatori di videogiochi in Nintendo. Smise in molti casi di dirigere i videogiochi di cui si occupava, per passare al ruolo di produttore. In quel periodo, però, per realizzare un videogioco poteva bastare una decina di persone e per Miyamoto era più facile mantenere una notevole influenza su ogni progetto. Anche se sono stati diretti concretamente da altre persone, videogiochi come Super Mario World del 1990 o Yoshi’s Island del 1995 vengono generalmente attribuiti a Miyamoto. Al suo fianco si formò una generazione di talenti, come Takashi Tezuka ed Eiji Aonuma (che da oltre vent’anni è il responsabile della serie Zelda).

Shigeru Miyamoto gioca a Super Mario World sul Super Nintendo Entertainment System (Ralf-Finn Hestoft/CORBIS/Corbis via Getty Images)
La posizione di Miyamoto cambiò ulteriormente nel 1994, quando Nintendo pubblicò Donkey Kong Country con l’obiettivo di rilanciare il personaggio della serie di tredici anni prima. La realizzazione del gioco venne affidata a uno studio esterno, l’inglese Rare Limited, che collaborò con Miyamoto. Donkey Kong Country fu tra i giochi più venduti dell’anno e venne esaltato dalla stampa. Un approccio simile venne scelto due anni più tardi per Super Mario RPG, un gioco di ruolo realizzato da SquareSoft, l’azienda responsabile della serie Final Fantasy.
Il ruolo di supervisore di Miyamoto venne a quel punto adottato anche per i progetti realizzati direttamente da Nintendo e in particolare con The Legend of Zelda: Ocarina of Time, il primo videogioco della serie a essere realizzato interamente in tre dimensioni. Replicare in un mondo tridimensionale lo stile di gioco, l’immediatezza e le atmosfere che avevano funzionato nei dieci anni precedenti si rivelò particolarmente complesso. Molti studi che avevano dimostrato di saperci fare con i videogiochi in due dimensioni non furono in grado di far evolvere le loro idee e le loro tecnologie per adattarle ai mondi virtuali in tre dimensioni. Miyamoto ci era già riuscito nel 1996 con Super Mario 64, l’ultimo videogioco in cui venne accreditato come direttore. Per The Legend of Zelda: Ocarina of Time fu invece il punto di riferimento di ben quattro direttori, una struttura completamente nuova per Nintendo ma adeguata alle esigenze dei videogiochi di fine millennio.

Shigeru Miyamoto con il Game Boy (Ralf-Finn Hestoft/CORBIS/Corbis via Getty Images)
Il modo in cui Miyamoto spiegò di aver gestito quel progetto dice molto anche di quale sia il suo ruolo ancora oggi. Disse di aver lasciato al gruppo di sviluppo la libertà di fare quello che voleva, ma anche di essere intervenuto nel secondo anno di lavoro per aiutare a trovare una direzione unica. «A quel punto i vari sotto-team di sviluppo stavano lavorando in parallelo e separatamente, il mio lavoro fu di mettere assieme e rendere coerente quello che avevano fatto».
Nel 2007, riferendosi al suo modo di lavorare, l’ex presidente di Nintendo Satoru Iwata, morto nel 2015, disse che Miyamoto «cerca di far coesistere due ingredienti che da soli non funzionerebbero, in un’unica ricetta che funziona. Non spreca alcun ingrediente». La metafora culinaria rimanda anche all’abitudine di Miyamoto di “ribaltare il tavolo”, un’espressione che si rifà al fumetto e alla serie animata giapponese Tommy la stella dei Giants, in cui un padre in preda alla collera manda all’aria il tavolo su cui sta cenando l’intera famiglia. Nonostante i modi sempre garbati e allegri con cui Miyamoto si presenta ai molti eventi pubblici e alle trasmissioni in cui fa sostanzialmente da portavoce dell’intera azienda, infatti, è nota la severità con cui boccia le idee proposte dai team di sviluppo di Nintendo.
Hisashi Nogami, un produttore di enorme esperienza in Nintendo, ha raccontato nel dettaglio il modo in cui Miyamoto lavora: «Non si occupa dei dettagli, ma supervisiona per intero i progetti e identifica i principali problemi. È raro che dica che qualcosa va bene». Ha anche rivelato che Miyamoto non lo aveva lodato nemmeno una volta per il suo lavoro, e questo nonostante Nogami sia stato il direttore di molti ottimi videogiochi.
Shiro Mouri, il direttore di The Legend of Zelda: A Link Between Worlds, un videogioco del 2013, raccontò le frustranti sessioni di presentazione del progetto a Miyamoto. Dopo aver spiegato quale fosse l’idea centrale del videogioco, Mouri vide l’espressione sul volto di Miyamoto farsi velocemente più severa. «Pensai: brutto segno», continuò Mouri, «ci disse che era un’idea vecchia di vent’anni e ci sentimmo tutti persi».
Tutti riconoscono però la capacità rara di Miyamoto di concentrarsi sugli elementi più importanti di un videogioco, quelli che caratterizzano il rapporto con il giocatore, come la facilità di lettura di quello che succede sullo schermo, un sistema di controllo intuitivo, una logica interna a ogni videogioco che sia affidabile e che non renda frustrante l’esperienza di gioco. Anche per questo Miyamoto viene ancora oggi tenuto in enorme considerazione dall’intero settore. Nel 2009 la Develop Conference di Brighton, nel Regno Unito, chiese a 9.000 creatori di videogiochi da tutto il mondo di indicare il loro “eroe” dello sviluppo di videogiochi. In prima posizione finì Miyamoto.
Negli ultimi anni il coinvolgimento di Miyamoto in alcuni dei videogiochi più importanti di Nintendo è stato molto limitato, in particolare nel caso di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, che nel 2023 ha confermato il grande rilancio della serie avviato nel 2017 dall’episodio Breath of the Wild. Nello stesso periodo Miyamoto era infatti impegnato nella produzione di Super Mario Bros. Il film, realizzato da Nintendo assieme a Illumination, la casa di produzione cinematografica responsabile anche delle serie Cattivissimo me e Minions. Lo sfruttamento delle proprietà intellettuali anche al di fuori dei videogiochi è un elemento su cui Nintendo si è concentrata molto negli ultimi dieci anni, e Miyamoto è stato coinvolto direttamente.
Dopo due film dedicati a Super Mario Bros., divenuti rapidamente tra i più grandi successi di sempre tra i film di animazione, ne verrà realizzato uno in live action di The Legend of Zelda. Uscirà il 30 aprile 2027, sarà diretto da Wes Ball, già noto per aver diretto la serie Maze Runner, e tra i produttori ci sono Miyamoto e Avi Arad, ex responsabile creativo di Marvel Entertainment.
Da oltre dieci anni Miyamoto si occupa anche della progettazione dei parchi a tema Super Nintendo World, aperti a partire dal 2021 all’interno di alcuni parchi Universal Studios in Giappone e negli Stati Uniti (il prossimo verrà aperto a Singapore).
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