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LIA entra nelle aule, ma i docenti la usano spesso senza una formazione adeguata. Tra il divario con il lavoro, timori, regole e tutela dei dati, emerge la necessit di un percorso strutturato.
Il 72% dei docenti usa lintelligenza artificiale ogni settimana, soprattutto per cercare informazioni, preparare attivit, verifiche e documenti. quanto emerge dalla ricerca Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunit, timori e bisogno di guida, presentata al Senato il 17 settembre 2026. Lindagine ha coinvolto 1.294 insegnanti di ogni ordine e grado.
Lo stesso studio restituisce per un quadro diverso quando lIA entra in aula: il 34% dei partecipanti non la utilizza direttamente con gli studenti. La tecnologia gi presente nel lavoro quotidiano degli insegnanti, ma molto meno nelle attivit didattiche condivise.
Il campione autoselezionato e, per questo, non rappresenta statisticamente lintero corpo docente italiano. Offre comunque una fotografia significativa delle pratiche di chi sta sperimentando questi strumenti. Il 22% dichiara di usarli ogni giorno, il 36% pi volte alla settimana e il 14% una volta alla settimana. Nei dati disponibili, dunque, quotidiano indica luso giornaliero dichiarato, non una rilevazione oggettiva delle attivit svolte.
IA a scuola, il divario tra lavoro e aula
Limpiego dellintelligenza artificiale resta soprattutto operativo. Nel 2026 il 23% degli intervistati la usa per ricerche e approfondimenti; il 16% per sviluppare attivit didattiche e un altro 16% per predisporre test. Verbali, relazioni e messaggi raccolgono il 15% delle risposte, mentre la progettazione del curricolo e delle lezioni si ferma al 12%.
Il beneficio indicato pi spesso il risparmio di tempo, segnalato dal 47% dei docenti.
In classe, invece, lIA serve principalmente a stimolare la creativit attraverso testi e immagini oppure a sostenere inclusione e personalizzazione. Entrambe le finalit sono state indicate dal 22% dei partecipanti. Rimane cos una separazione piuttosto netta tra la preparazione dietro le quinte e ci che accade durante lattivit didattica osservabile.
Le fonti disponibili non permettono di stabilire differenze affidabili tra ordini di scuola, materie o territori. Il dato va quindi letto come un indicatore di tendenza, non come la misura completa dellintero sistema scolastico italiano.
Formazione autonoma e timori dei docenti
Il dato sulla formazione forse quello che descrive meglio la situazione: il 67% degli insegnanti si formato da autodidatta. Il 20% ha seguito percorsi istituzionali, il 7% corsi autofinanziati e il 4% ha imparato con laiuto dei colleghi.
Ladozione degli strumenti dipende quindi in larga misura dalliniziativa individuale. Una conseguenza possibile la distanza tra istituti che dispongono di competenze interne e scuole senza riferimenti condivisi.
Le richieste espresse dai docenti sono molto concrete. Servono laboratori applicabili in classe, esempi verificati, indicazioni per proteggere i dati e criteri utili a valutare i contenuti generati dallIA. Tra i timori pi frequenti compaiono la perdita di creativit e lomologazione degli elaborati, indicate dal 26% nel 2026. Seguono le risposte errate e le fake news, al 22%, mentre la privacy raggiunge il 16%.
La questione, per, non riguarda soltanto il funzionamento tecnico dei sistemi. Un testo plausibile pu contenere errori. E se sintesi, progettazione o valutazione vengono delegate senza controllo, gli studenti rischiano di esercitare meno le proprie competenze; anche il percorso seguito pu diventare meno trasparente.
Regole, dati e formazione strutturata
Larticolo 4 del Regolamento UE 2024/1689, lAI Act, richiede alle organizzazioni che utilizzano sistemi di IA di garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione al personale. Nelle scuole questo riguarda docenti, personale ATA, dirigenti e direttori dei servizi generali e amministrativi.
La formazione distituto dovrebbe tradurre il principio in procedure condivise, coerenti con il GDPR. Prima di usare un servizio generativo, necessario stabilire:
- quali dati di studenti, minori e famiglie possono essere inseriti;
- come vengono conservati e chi pu accedervi;
- quali controlli applicare agli output, inclusa la verifica di errori e contenuti non attendibili;
- come documentare il ruolo dellIA nella progettazione, nella valutazione e nella produzione dei materiali.
Un percorso efficace non deve limitarsi al funzionamento dei chatbot: deve collegare competenze digitali, progettazione didattica, pensiero critico, privacy ed etica. Le attivit vanno differenziate per docenti, personale ATA e dirigenza e accompagnate da esempi verificati e laboratori applicabili in classe.
In questo modo luso dellIA pu diventare una pratica controllabile, senza sostituire il giudizio professionale dellinsegnante n la relazione educativa.

